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Jesi

Swap, sentenza d’appello: il Comune di Jesi si tiene 1,2 milioni

Confermato quanto decretato in primo grado dal Tribunale di Milano nel 2016: nullo il contratto derivato che l’ente aveva stipulato nel 2005 con Unicredit, non va restituita la somma che il colosso bancario aveva dovuto risarcire

L'atrio del comune di Jesi
L'atrio del comune di Jesi

JESI – Resta nelle casse del Comune di Jesi il milione e duecento mila euro che, nel 2016, il colosso bancario Unicredit aveva dovuto restituire a Piazza Indipendenza a seguito della sentenza con cui, dopo tre anni di battaglia legale, il Tribunale di Milano aveva dichiarato nullo il contratto derivato che l’ente aveva stipulato nel 2005 con l’istituto. Il famigerato Swap, formalizzato nel 2005 a garanzia del prestito obbligazionario di 12,5 milioni di euro che l’allora amministrazione aveva assunto con Unicredit per ristrutturare il proprio debito. Oggi arriva anche il pronunciamento della Corte d’Appello a confermare l’esito del contenzioso.

«Anche la Corte d’Appello dà ragione al Comune – esulta piazza Indipendenza– l’amministrazione ha definitivamente vinto la propria battaglia contro gli Swap. Dopo cinque anni di carte bollate, anche la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato nullo il contratto derivato stipulato nel lontano 2005 dal Comune di Jesi con Unicredit, confermando la legittimità della restituzione al Comune stesso di 1,2 milioni, avvenuta nel 2016 da parte del colosso bancario a seguito della sentenza di primo grado». Prosegue la nota dell’amministrazione commentando la vicenda: «La questione, si ricorderà, era stata presa di petto dal sindaco Massimo Bacci fin dai primi giorni del suo primo insediamento, convinto che non vi erano ragioni di sborsare centinaia di migliaia di euro all’anno a tutela della variabilità dei tassi di interessi sulla base di un contratto che si riteneva totalmente sbilanciato a danno dell’Ente».

Il sindaco Massimo Bacci con la fascia tricolore

Il contratto formalizzato nel 2005 era uno strumento, almeno così si riteneva a suo tempo, che avrebbe tutelato il Comune nel caso in cui il tasso variabile fosse salito oltre il ponderato. «In realtà- spiega Piazza Indipendenza- si era subito rivelato una “gabbia” che, variando i flussi finanziari, incastrava sempre e solo il Comune di Jesi, ponendo di fatto l’Ente a coprire la banca dal rischio».

Per queste ragioni già nel 2013 si avviò una trattativa che non andò a buon fine, aprendo la strada alla causa giudiziaria presso il Tribunale di Milano che si concluse con la dichiarazione della nullità del contratto, la condanna a Unicredit a risarcire le somme ricevute oltre agli interessi e ponendo definitivamente fine al rapporto che sarebbe invece dovuto terminare nel 2020 al costo presunto di altri 150 mila euro l’anno, sempre a carico del Comune.

Questi aveva annualmente pagato fra il 2010 e il 2013 somme oscillanti fra i 130 mila e i 275 mila euro. Unicredit propose appello alla sentenza, ritenendo di avere le proprie ragioni e chiedendo che fosse riconsegnata la somma data al Comune di Jesi. Ma la Corte d’Appello, acquisiti tutti gli atti, ha confermato in pieno la sentenza di primo grado «con piena e totale soddisfazione da parte dell’Amministrazione comunale».

Nel 2016, il sindaco Massimo Bacci aveva così commentato il primo successo: «Ce l’abbiamo fatta, ci restituiranno fino all’ultimo euro. Ma gran parte di tali risorse non potranno essere utilizzate per opere o servizi alla città, dovendo andare a coprire i risarcimenti a cui il Comune è stato condannato per vicende che risalgono a decenni fa e rispetto alle quali nessun prudenziale accantonamento era stato compiuto allora».