Jesi, i Cinque Stelle dicono no al biodigestore

Giovedì 13 giugno assemblea pubblica a Palazzo dei Convegni sul tema. Il M5S: «Siamo profondamente contrari, l’amministrazione sta decidendo di andare a caricare ancora una volta una zona con già enormi pressioni ambientali, che va risanata e non ulteriormente inquinata»

Claudia Lancioni
Claudia Lancioni, consigliera comunale 5 Stelle

JESI – Un’assemblea pubblica per discutere del biodigestore, giovedì 13 giugno a Palazzo dei Convegni di Jesi. E un netto no all’ipotesi di realizzare alla Coppetella l’impianto voluto dall’Ata rifiuti provinciale. È questa la posizione espressa dal Movimento Cinque Stelle di Jesi: «Siamo profondamente contrari all’insediamento del mega biodigestore per trattare i rifiuti organici di tutta la provincia (almeno), qui a Jesi – afferma la consigliera Claudia Lancioni -. E non condividiamo le modalità con cui l’amministrazione guidata dal sindaco Bacci sta agendo, decidendo di andare a caricare ancora una volta una zona, quella di Coppetella, con già enormi pressioni ambientali, e inserita dalla Regione in un’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale. L’Aerca va risanata, non ulteriormente inquinata!».

Secondo i Cinque Stelle è «politicamente gravissimo che l’affidamento per la stesura dello studio di fattibilità (costato circa 40.000 euro di soldi pubblici) sia stato effettuato dall’Ata, indicando già la volontà di costruire il digestore provinciale a Jesi, senza che il consiglio comunale lo abbia deciso e senza un mandato chiaro preventivo votato esplicitamente dall’assemblea dei sindaci. Questo studio parla di un costo esorbitante, circa 35 milioni di euro, che, in situazione ottimale, sarebbe ammortizzato in almeno 9-10 anni. Solo dopo 20 di esercizio si ipotizzano utili».

Proseguono i Cinque Stelle: «Questo impianto, inserito a fine ciclo, “più rifiuti ingurgita, più guadagna”. La sostenibilità economica dell’intero ciclo va così a reggersi proprio sui guadagni, per di più “drogati” dagli incentivi pubblici di questo impianto, rendendo totalmente (e paradossalmente) sconveniente qualsiasi prassi virtuosa di riduzione a monte. Ad esempio, tutte le giuste iniziative contro lo spreco alimentare andrebbero ad “impoverire” questo impianto, “affamandolo”. Il sistema di gestione del rifiuto diventa dipendente dall’impianto e qualsiasi ipotesi di ampliamento o importazione di rifiuti da fuori provincia diverrebbe inevitabile per far quadrare i conti, in caso di necessità. Ad oggi non risulta siano state adeguatamente valutate possibili soluzioni alternative. La discussione è iniziata subito sul dove fare il mega digestore e mai sul “cosa fare” e sul “se fare” questo impianto».

Inoltre Lancioni punta il dito sul fatto che «intorno alla zona dove lo studio prevede il biodigestore troviamo altri insediamenti produttivi dei quali nessuno si è chiesto la “compatibilità” con un impianto del genere. Queste attività, ad esempio, corrono il rischio di essere danneggiate da emissioni odorose o dalla combustione del gasolio necessario per il funzionamento di un impianto a così breve distanza? E lì vicino verranno avviate dalla Regione due attività importantissime e di rilevanza regionale, come il Centro Unico di Risposta alle emergenze ed il Magazzino Regionale ASUR del Farmaco. La Vallesina ha bisogno di essere risanata, non ulteriormente inquinata».