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Jesi

Mercatone Uno, stipendi arretrati fermi ancora fino all’estate

Lo stato passivo verrà infatti emanato il prossimo 14 luglio. Il 23 maggio scadrà invece la cassa integrazione. Cresce la preoccupazione dei 140 lavoratori marchigiani

ANCONA – Senza lavoro, in amministrazione straordinaria, con cassa integrazione su un numero di ore inferiore rispetto al contratto originale e con la spada di Damocle della cassa integrazione che scade il 23 maggio prossimo. Non è semplice la situazione per i lavoratori del Mercatone Uno la catena di arredamento fallita il 24 maggio scorso dopo il crac della Shernon Holding.

Come se non bastasse in un quadro già così complicato c’è anche un’altra incognita che pesa sui  140 dipendenti marchigiani dei quali 110 prestavano servizio nei tre punti vendita della regione (Pesaro, Monsano e Civitanova Marche) e una trentina nella sede abruzzese di Colonnella: resta infatti ancora aperta la questione degli stipendi e del tfr arretrati, maturati sotto la gestione Shernon e bloccati dal fallimento.

«Il curatore fallimentare ci ha fatto sapere che aspetterà il 14 luglio quando ci sarà l’ultima seduta per l’emanazione dello stato passivo – spiega il segretario generale Fisascat Cisl Marche, Marco Paialunga – quindi dovremo aspettare 30 giorni al 14 luglio, poi il 13 agosto si potrà presentare domanda all’Inps per avere la quota».

Inoltre i lavoratori sono in attesa del Milleproroghe che ricalcolerà la cassa integrazione riferendosi agli orari lavorativi che i dipendenti svolgevano prima che subentrasse la Shernon:  attualmente percepiscono infatti una cassa integrazione inferiore rispetto a quella che dovrebbero prendere.

Un quadro critico sul quale pesa anche l’età dei dipendenti del Mercatone Uno. «I lavoratori hanno il problema dell’età avanzata – spiega la segretaria generale Filcams Cgil di Ascoli Piceno, Luana Agostini – se non dovessero avere una nuova opportunità qui per loro non sarà semplice ricollocarsi nel mondo del lavoro. Per questo chiediamo alla politica un impegno a trovare soluzioni occupazionali sul territorio qualora non ci fossero offerte da parte di acquirenti interessati a rilevare i punti vendita delle Marche. Un impegno che chiediamo anche ai sindaci nel momento in cui assegnano nuove licenze».