Mercatone di Monsano, sciopero e presidio. I dipendenti: «Promesse disattese, chiediamo dignità»

Dall'incontro al Ministero si è usciti con un nuovo appuntamento al 30 maggio e la dichiarazione che il Mise osserverà con attenzione il piano commerciale presentato da Shernon, che ha comunicato la richiesta di concordato preventivo in continuità al Tribunale di Milano

La protesta dei dipendenti
La protesta dei dipendenti

MONSANO – Un nuovo incontro il prossimo 30 maggio. E la dichiarazione, da parte del Ministero dello sviluppo economico, che verrà osservato con attenzione il procedere del piano commerciale presentato da Shernon, la new.co, costituitasi a tale scopo appena lo scorso anno, che ha acquisito dall’Amministrazione Straordinaria i 55 punti vendita Mercatone su tutto il territorio nazionale. Ma che mercoledì scorso ha comunicato con una mail ai dipendenti di aver avanzato richiesta di ammissione a concordato preventivo in continuità aziendale presso il Tribunale di Milano.

Coinvolti nella vicenda i 34 fra lavoratrici e lavoratori, con contratti part-time, del punto vendita Mercatone di Monsano, in presidio agli ingressi questa mattina nella giornata di sciopero nazionale dei dipendenti Shernon proclamata dai sindacati unitari di categoria. Nel pomeriggio, il previsto incontro a Roma al Mise, dal quale si è usciti col riconoscimento del bisogno di vederci chiaro sul piano commerciale.

«La nuova domanda di ammissione a concordato fa temere che si arrivi ad una ulteriore dichiarazione dello stato di crisi e alla perdita di posti di lavoro, quando invece appena lo scorso 15 marzo, in un incontro a livello regionale proprio qui a Monsano (Mercatone è nelle Marche anche a Pesaro e Civitanova, nda), ci era stato parlato di una ricapitalizzazione di 20 milioni di euro che avrebbe salvaguardato punti vendita e dipendenti» spiegano Joyce Moscatello (Filcam Cgil), Marco Piaialunga (Fisascat Cisl) e Fabrizio Bontà (Uiltucs).

Di «negozi privi di merce, magazzini completamente vuoti, fornitori che hanno ritirato merce già consegnata e smesso di effettuare consegne, ritardi nel pagamento degli stipendi» parlano i sindacati e lavoratrici e lavoratori in presidio. «Alla nuova proprietà avevamo creduto, ora chiediamo dignità per i clienti e per noi» è il punto di vista ricorrente al presidio.

«Nei primi mesi- spiegano le sigle sindacali- insieme a tutti i dipendenti si era consapevoli che sarebbe stato necessario del tempo perché Shernon potesse avviare la sua attività in modo regolare. Tuttavia negli ultimi tempi è stato sempre più evidente che la situazione stava degenerando. Poi la notizia che Shernon ha presentato istanza di ammissione al concordato preventivo in continuità aziendale, a dimostrazione che le preoccupazioni erano fondate. Mise e Commissari Straordinari si facciano carico di gestire una situazione drammatica».