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Jesi

Disinfezione al Museo Stupor Mundi. Ma non c’entra il coronavirus

Il problema sono guano e carcasse di piccioni. Il Comune di Jesi è proprietario della struttura dal novembre scorso, due le start up che hanno risposto al bando per la gestione

JESI – Disinfezione e disinfestazione al Museo Stupor Mundi. Ma non c’entra niente il coronavirus. Il problema sono i piccioni.

Il Comune di Jesi, proprietario dal novembre scorso del museo virtuale dedicato a Federico II, ha infatti dovuto incaricare una ditta del territorio, per poco più di 250 euro, di un intervento di pulizia in un locale di Palazzo Ghislieri.

In particolare, è stato il Servizio manutenzione Stabili a segnalare la «necessità di un intervento di bonifica da guano e carcasse di piccioni in un locale adibito a bagno al secondo piano del Museo Stupor Mundi in Piazza Federico II, di proprietà comunale». Insomma, come in tanta parte del centro storico, emerge quanto a igiene e pulizia la difficoltà di convivenza con i piccioni. D’altro canto il museo, attualmente chiuso a causa dell’emergenza Coronavirus, viene comunque da mesi di aperture limitate o a singhiozzo, in attesa di un rilancio.

Sono state due le risposte al bando per individuare la start up che sarà incaricata di gestire e valorizzare lo Stupor Mundi. Saranno ora valutate da una commissione di professionisti. Alla proposta vincitrice del bando, il Comune garantirà otto anni di gestione ma per i soli primi tre anni un contributo annuale di 150 mila euro. Un impegno di 450 mila euro complessivi che, affermano da Piazza Indipendenza- «a fronte di un periodo gestionale di 8 anni risulta di entità ragionevole e, comunque rispondente ad un criterio di contenimento della spesa comunale rispetto ad una gestione diretta».

Il Museo virtuale dedicato all’imperatore svevo, e che sorge a Palazzo Ghislieri, affacciato sulla piazza dove lo Stupor Mundi venne alla luce il 26 dicembre 1194, è stato fortemente voluto dall’imprenditore Gennaro Pieralisi, che lo ha finanziato con un milione di euro di risorse proprie e ha convinto Fondazione Marche a un investimento di 1,5 milioni. Di cento mila euro l’impegno della Regione, il 1 luglio del 2017 l’apertura, con il Comune che aveva assunto l’impegno a coprire con 36 mila euro annuali per 12 anni l’affitto di palazzo Ghislieri dalla proprietaria Fondazione Carisj. Dopo un paio d’anni di apertura a singhiozzo, la donazione al Comune lo scorso autunno.