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Jesi

Jesi 1, i Capi scout: «Spaventa l’arroganza di chi lascia disperati in balia delle onde»

La lettera, indirizzata ai genitori di ragazze e ragazze del gruppo e resa pubblica sulla pagina FB della Parrocchia di San Giovanni Battista, sta facendo discutere

JESI – «Ci spaventa la supponenza e l’arroganza di chi arriva a lasciare uomini, donne e bambini disperati per settimane in balia delle onde. Non troviamo nulla di umano e di cristiano in tutto ciò». E’ la Comunità dei Capi scout del gruppo “Jesi 1” dell’Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) a scriverlo, in una lettera indirizzata ai genitori delle ragazze e dei ragazzi del gruppo e resa pubblica anche sulla pagina Fb della centralissima Parrocchia jesina di San Giovanni Battista. «Come comunità capi e come persone- scrivono gli scout- siamo colpiti da quanto sta accadendo in questo ultimo periodo nella nostra società, nei nostri mari e in generale nel mondo. Abbiamo deciso di non voltare la faccia da un’altra parte, e di condividere con voi ciò che lo scoutismo e i suoi valori, in relazione al mondo in cui viviamo, rappresentano per noi per i nostri, prima di tutto vostri, ragazzi».

La chiesa di San Giovanni Battista

Comparsa nelle scorse ore, la lettera si sta facendo notare: «Le immagini che scorrono avanti i nostri occhi, le parole che ascoltiamo tutti i giorni, le discussioni politiche che si susseguono non ci lasciano indifferenti e quindi ci sentiamo chiamati a ribadire la fedeltà alla nostra promessa scout, rinnovando l’impegno che da sempre cerchiamo di portare avanti come cittadini: aiutare in ogni modo possibile coloro che si trovano in uno stato di bisogno o in difficoltà. Questo approccio non è né ideale né tanto meno ideologico, ma nasce dalla nostra concreta esperienza educativa. Ci riguarda, ci interpella come uomini e donne che hanno scelto di fare della propria vita e del proprio servizio una quotidiana testimonianza dei valori in cui credono».

Secondo i Capi scout di Jesi 1: «Il servizio educativo che portiamo avanti è una grande e bellissima sfida: prendere per mano bambini e ragazzi accompagnandoli nell’avventura più bella di tutte, la crescita, con l’unico obiettivo di vederli diventare donne e uomini liberi, in grado di prendere scelte consapevoli. Camminare con lo zaino, imparare a fare nodi, a montare una tenda, ad assumersi la responsabilità di guidare una squadriglia in uscita, sono solo strumenti per educare, durante tutto il percorso scout, a diventare protagonisti del proprio mondo. Forti delle parole di Papa Francesco, che non perde occasione per esortare e spronare a costruire ponti e non muri, così come dei contenuti, dei valori e dei principi del nostro Patto Associativo, ci sentiamo orgogliosi nel proporre ai giovani che frequentano la nostra Associazione i valori dell’accoglienza, della tolleranza, dell’incontro e del confronto verso chi è diverso da noi, qualunque sia la sua razza, colore della pelle, appartenenza di genere e credo religioso».

La presa di posizione dell’Agesci sul “caso” Diciotti, lo scorso agosto

Prosegue la lettera: «Non abbiamo paura del rischio della contaminazione culturale perché crediamo che solo chi è incerto delle proprie convinzioni, della propria storia, delle proprie radici e della propria fede può temere il confronto. Anzi crediamo che il confronto più bello si possa trovare proprio con chi è più “diverso” da noi, più lontano dal nostro modo di pensare, per conoscere realtà, storie e culture diverse e per far crescere quel sentimento di convivenza civile e di pace universale. Piuttosto ci spaventa la cattiveria, la violenza, la spinta alla sopraffazione sui più deboli, l’egoismo sociale che ci porta a chiudere porte e finestre in faccia a chi ci chiede soltanto un aiuto. Crediamo che per quello che succede oggi in Italia e non solo, a subirne le conseguenze siano i più deboli, che la paura di tanti e l’apatia di altri siano mali che crescono e fanno chiudere in sé stessi e per questo come educatori ci sentiamo in dovere di fare qualcosa, di agire con gli strumenti che abbiamo a disposizione».

Concludono i Capi di Jesi 1: «Vogliamo pensare che lo scoutismo, più che un diversivo, sia per i nostri ragazzi una valida alternativa, in questi tempi poveri di educazione al bello, alla speranza, alla condivisione, alla fratellanza. Vogliamo credere che lo scoutismo sia una palestra di vita, per diventare cittadini attivi, consapevoli che le proprie scelte e azioni incideranno nel mondo che li circonda, che esige la loro partecipazione. Come Scout e cittadini, continueremo ad impegnarci per lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Vogliamo contribuire con il nostro servizio educativo ad essere sentinelle di speranza, affinché i ragazzi sentano propria la sfida di avere uno sguardo coraggioso per trasformare in opportunità di umanità ciò che oggi fa paura».