Biodigestore, Jesi unica ipotesi in pista per l’Ata Rifiuti provinciale

Al via la verifica di fattibilità. Se ne è parlato nell'assemblea d'ambito dei sindaci, che ha preso atto della sentenza d'annullamento del Consiglio di Stato sull'affidamento al gestore unico, con scintille fra prima cittadina di Ancona e Massimo Bacci

Assemblea Ata Rifiuti, in primo piano la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, sullo sfondo, fra gli altri, il sindaco di Jesi Massimo Bacci

JESI – L’ipotesi Jesi resta in piedi come l’unica idonea a poter, eventualmente, ospitare un biodigestore per il trattamento della frazione organica della raccolta differenziata in provincia. A breve, ad opera di Nomisma, il via alla verifica di fattibilità. In sede di assemblea dei sindaci dell’Ata (Assemblea Territoriale d’Ambito) Rifiuti della provincia, lo ha spiegato il direttore Ata Massimiliano Cenerini: «Le altre due possibilità sono già state valutate come non idonee. Valutare la fattibilità non significa automaticamente procedere. Ma è fondamentale per poter avere un progetto vero e, in caso di sì, ricercare fondi».

In fondo alla sala il presidio dei lavoratori del settore igiene ambientale

All’ordine del giorno dell’assemblea anche e soprattutto la presa d’atto della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha confermato, sia pur con motivazioni in parte differenti, l’annullamento da parte del Tar dell’affidamento diretto al consorzio Multiservizi- Ecofon della gestione dei rifiuti nell’ambito provinciale. Ha fatto il punto sulla questione l’avvocato Alessandro Lucchetti. In ballo in particolare «la richiesta di ampliare l’indagine sulla convenienza dell’affidamento in house, al pubblico, rispetto alla gara (con probabile soluzione finale privata, nda) e poi le incertezze di cui, nel piano economico e finanziario, si è tenuto troppo poco conto: quanto potranno variare di qui a 15 anni i costi del lavoro o legati al miglioramento del servizio e altro?». Il suggerimento del legale è di proseguire sulla via intrapresa alla luce di quanto segnalato e richiesto nelle sentenze del Consiglio di Stato.

In sala i lavoratori del settore igiene ambientale, chiamati a presidio dalle organizzazioni sindacali e da sempre preoccupati di una uscita dall’orbita pubblica del servizio. «Cgil-Fit, Cisl- Uiltrasporti e le confederazioni provinciali di Cgil-Cisl-Uil ribadiscono- spiegano i sindacati- il sostegno all’ipotesi di affidamento “in house”, al fine di mantenere la gestione pubblica contemperando un vantaggio per le comunità in termini economici e di qualità e la garanzia delle migliori tutele per i lavoratori. Auspicano che si riprenda in tempi celeri il percorso già avviato attraverso una soluzione condivisa dal maggior numero possibile di territori».

Da segnalare il ravvicinato botta e risposta fra il sindaco di Jesi Massimo Bacci, che aveva a suo tempo votato contro la modalità di procedura per l’affidamento diretto ora bocciata dalla giustizia amministrativa, e la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, favorevole. «Si prenda atto che l’Ata è un fallimento totale, una pagina nera della politica del nostro territorio- ha detto Bacci- a sei anni dalla sua nascita non c’è ancora un Piano d’ambito per il settore». Ma per Mancinelli: «L’Ata c’è da sei anni ma l’obbligo di un gestore unico per ogni ambito c’è, per legge, dal 2006. Qui siamo fra i pochi in tutta Italia ad avere provato, pur con difficoltà. Quanto ai ricorsi, impensabile che non ce ne fossero per un incarico da 70 milioni di euro. Non sminuisco ma non si strumentalizzi».