Biodigestore, il sì di Legambiente, Anci, Cisl, Uil e Movimento Difesa del Cittadino

A Jesi, dove si ipotizza di realizzare l'impianto, ci sono fra gli altri il presidente nazionale dell'associazione ambientalista Stefano Ciafani e quello dei Comuni marchigiani Maurizio Mangialardi. «Chiudere il ciclo dei rifiuti organici differenziati e far decollare l’economia circolare»

Da sinistra Massimo Bacci, Stefano Ciafani, Maurizio Mangialardi, Roberto Ascani e Francesca Pulcini

JESI – «Nelle Marche servono almeno due biodigestori per chiudere il ciclo dei rifiuti organici differenziati e far decollare l’economia circolare. Non c’è più tempo da perdere». Un appello firmato da Legambiente, Anci, Cisl, Uil e il Movimento Difesa del Cittadino marchigiani e presentato nella sala consiliare del Comune di Jesi, dove si sta pensando di realizzare un biodigestore in zona Coppetella, dai presidenti nazionale e regionale di Legambiente Stefano Ciafani e Francesca Pulcini, dal presidente Anci Marche e sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, dal segretario generale Fit Cisl Marche Roberto Ascani. Presenti sindaco e assessora all’ambiente di Jesi, Massimo Bacci e Cinzia Napolitano.

Il biodigestore in Trentino visitato da politici e cittadini di Jesi

«Gli impianti di digestione anaerobica, che producono compost di qualità e biometano per autotrazione o l’immissione nella rete di distribuzione, sono i migliori, più moderni, efficienti e economicamente convenienti, dall’impatto trascurabile sull’ambiente e il territorio» recita l’appello. Prosegue poi: «Occorre fare presto e realizzare gli impianti per gestire il ciclo dei rifiuti, coerenti con le necessità dei territori, dell’economia circolare, delle gestione di prossimità dei rifiuti prodotti. O perderemo tutti la scommessa di far continuare a crescere le Marche nella buona gestione dei rifiuti». In regione, ha ricordato Francesca Pulcini, si avvicina al 70% medio il tasso di raccolta differenziata. «L’approvazione dei Piani d’Ambito delle Ata è l’occasione perfetta per investire in un’impiantistica adatta, tenuto conto del fatto- si legge nell’appello- che oltre il 30% della frazione organica prodotta viene trattata fuori regione e le Marche riescono a coprire qui solamente il 38% del fabbisogno regionale di recupero, mediante il solo compostaggio. Le Marche hanno bisogno di nuovi impianti di riciclo o l’organico differenziato continuerà a finire, riempiendole, nelle discariche o in impianti lontani anche centinaia di chilometri, a costi insopportabili per le tasche dei cittadini».

Secondo il presidente nazionale di Legambiente Ciafani si tratta della via giusta per «una vera economia circolare, invece di far circolare i rifiuti per portarli lontani. Più impianti e meno discariche, più energia rinnovabile come il biometano e meno necessità di estrarre dal sottosuolo o dai fondali marini. I territori vanno coinvolti e informati ma se aprire impianti di questo tipo significa chiudere discariche, il saldo ambientale è positivo».

Per Mangialardi (Anci): «Scelta coraggiosa, significa chiudere la filiera della nostra economia circolare». Per Ascani (Cisl): «Positiva la disponibilità del Comune di Jesi». Dice Bacci: «Serve una condivisione coi cittadini ma anche politica ma c’è sempre da parte di alcuni un atteggiamento strumentale».