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Jesi

Attraversa a nuoto lo stretto di Messina, l’impresa di un ristoratore jesino

Luca Civerchia, titolare dell'enoteca Rosso Intenso, sta pedalando fra le bellezze del sud Italia e ha deciso di mettersi alla prova raggiungendo via mare la Calabria dalla spiaggia di Torre Faro

Luca Civerchia

JESI – Una piccola grande impresa. Per mettersi alla prova. Ma anche per gettarsi alle spalle qualche preoccupazione e divertirsi. Luca Civerchia, ristoratore jesino con trascorsi in vasca da pallanuotista, ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina. Grazie a un’associazione locale, la cooperativa Colapesce Primo, il titolare dell’enoteca Rosso Intenso ha raggiunto la Calabria dalla spiaggia siciliana di Torre Faro in un’ora circa. Ieri, 13 luglio, la faticosa nuotata, e oggi il suo viaggio in bicicletta fra le bellezze del sud d’Italia prosegue verso l’Etna, con l’obiettivo di scalare il versante che da Linguaglossa porta a Piano Provenzana, dedicato al compianto Michele Scarponi, l’Aquila di Filottrano.

Luca Civerchia al termine dell’impresa

«Questo viaggio è nato per staccare mentalmente e fisicamente dopo il lockdown – racconta Luca Civerchia -. È stato un periodo difficile dal punto di vista lavorativo, e non solo, e sentivo l’esigenza di mettermi alla prova. Volevo scoprire il sud d’Italia in bici così ho raggiunto Taranto in treno e ho iniziato a pedalare». Giunto in prossimità dello stretto di Messina, l’idea di realizzare l’impresa. «Era da tempo che volevo farlo – ammette il ristoratore jesino -. Ho praticato la pallanuoto e ogni tanto vado a correre, pedalo e mi concedo qualche vasca in piscina. Mi sentivo allenato. Così l’ho fatto. Ovviamente, la traversata non può essere fatta come e quando si vuole, considerando che in quel tratto passano navi, ci sono correnti molto forti, maree e il meteo influisce considerevolmente. Mi sono affidato alla cooperativa Colapesce Primo, coordinata da una leggenda dello Stretto, Giovanni Fiannaca, e lunedì 13 luglio ho realizzato questo sogno, raggiungendo in traghetto Messina per poi tornare in Calabria in acqua. Invece dei 3,2 chilometri canonici di nuoto, proprio a causa delle correnti, ne abbiamo fatti 3,7 km. Volevo proprio testare me stesso, tentare qualcosa che per molti probabilmente è impossibile. In realtà, con un po’ di allenamento e tanta tigna può anche essere fattibile. Sono contento di averlo fatto, soprattutto perché dietro questa iniziativa vi è un progetto solidale in favore di un ragazzo disabile».

Ora il viaggio prosegue pedalando verso il vulcano siciliano. «Sarà bello raggiungere l’Etna percorrendo la strada dedicata a Michele Scarponi – prosegue Civerchia -. Sarà durissima, ma ormai sono qui e voglio provarci. Ogni tanto, ovviamente, approfitto per visitare qualche cantina vinicola, godendomi le enormi bellezze di questa parte d’Italia».