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Jesi

Jesi, l’architetto Mario Talacchia scrive alla Soprintendenza: «Rivedere il progetto di piazza Federico II»

Il professionista vuole attivare una serie di iniziative in collaborazione con i cittadini e i soggetti portatori di interessi. «Per evitare ulteriori danni al centro storico della mia città, Le chiedo, con tutto il cuore, una verifica approfondita»

Piazza Federico II

JESI – Rivedere il progetto di piazza Federico II. È quanto chiede l’architetto jesino, Mario Talacchia alla luce del cantiere in fase di completamento. Lo fa rivolgendosi direttamente alla Soprintendenza per i beni artistici e culturali.

«Gentile Soprintendente – si legge nella lettera -, a Jesi, dove sono nato e vivo, abbiamo prodotto progetti di recupero di ex aree produttive e di complessi ospedalieri dismessi. Le progettazioni si sono sempre basate sulla lettura e l’interpretazione dei luoghi di intervento. Circa dieci anni fa io e i miei fratelli, in nome dei nostri genitori scomparsi, abbiamo finanziato insieme ad una ditta privata il progetto di ristrutturazione di Piazza Federico II o Piazza Duomo, il luogo più importante del centro storico, l’antico foro della città romana. Il progetto elaborato dall’architetto fiorentino Sergio Morgante a cui il Comune di Jesi aveva affidato l’incarico era di grande qualità, liberava lo spazio occupato dalle panchine e dalle aiuole poste intorno alla fontana delle leonesse, ridisegnava la pavimentazione di pietra arenaria con una raffinata trama costituita dalle linee degli impluvi e da linee di pietra bianca. Ogni linea ha origine da elementi architettonici presenti nella piazza, l’infilata del portale di ingresso del Duomo, le due lesene alla sua sinistra, l’asse di simmetria dell’ingresso del palazzo oggi sede del museo dedicato a Federico II, i limiti destro e sinistro del fronte della chiesa di San Floriano, lo spigolo del complesso di San Floriano e l’infilata sulla torre campanaria. Il progetto realizzava una rete di relazioni geometriche tra chiese e palazzi, una aiuola circolare di pietra bianca controbilanciava il vuoto della corte di palazzo Ghislieri, attuale sede del museo dedicato a Federico II».

Nel basamento della seduta circolare, spiega ancora Talacchia, «era incisa una scritta in arabo, lingua conosciuta e parlata dall’imperatore, che dichiarava quello come il luogo della sua nascita. Ho sempre pensato che quella scritta, in quella lingua, rappresentava il riconoscimento di un antico processo di integrazione tra popoli di culture diverse. L’aiuola circolare sin dal giorno della sua realizzazione è stata la seduta occasionale di molte persone, giovani a chiacchierare tra di loro, adulti in lettura, mamme a controllare i loro bambini giocare nell’intorno».

Alcuni mesi fa, ricorda l’architetto alla Soprintendenza, «la fontana delle leonesse è stata trasferita in Piazza della Repubblica, successivamente è iniziata la sistemazione della pavimentazione di Piazza Federico II. Pochi giorni fa sono state scoperte alcune parti della piazza sistemate secondo il nuovo progetto, l’aiuola circolare è stata demolita, alla delicata e raffinata trama della pavimentazione preesistente è stato sovrapposto un puntinato costituito da quadretti di pietra bianca posto in allineamento con un tracciato del cardo massimo mai esistito, quello vero corrisponde a Via degli Orefici. Il puntinato, inclinato rispetto a Via degli Orefici, non trova relazione con alcun elemento della piazza, neanche con il fronte del Duomo. I quadretti non sono nemmeno allineati con le fughe dei conci di arenaria i quali risultano tagliati a spigolo vivo e cementati. La ripresa della pavimentazione in corrispondenza del sedime della fontana delle leonesse è stata realizzata con conci di pietra di conformazione diversa da quella dei conci vicini, sembra una pezza cucita sopra allo strappo del tessuto. A terra sono stati/saranno installati punti luce che, ovviamente solo di notte, dovrebbero indicare le traiettorie o i percorsi per raggiungere il San Floriano, il Duomo e forse altre destinazioni. Il progetto prevede anche la realizzazione di un filare di colonne paratraffico che taglierà la piazza in due parti e dichiarerà una presenza marginale del Duomo in quanto posto al di là della palizzata di pietra. La buona architettura non è un esercizio di disegno, è al contrario l’esito di un lavoro condizionato dalle regole insediative, spesso nascoste, presenti in un dato luogo, il buon progetto le individua e ci si relaziona (i “vettori” per Giancarlo De Carlo, le “regole morfogenetiche” per Bernardo Secchi), il buon progetto genera luoghi destinati alla socialità delle persone. Bastava intervenire con modestia, in punta di piedi, i bravi selcini del nostro territorio avrebbero ripreso la pavimentazione con conci di conformazione analoga, al posto del leccio piantato al centro dell’aiuola si potevano mettere a dimora arbusti e fiori ovvero acqua, i cittadini avrebbero mantenuto la bella seduta circolare utilizzata nel pomeriggio e avrebbero mantenuto il filare di panchine utili sia per la seduta in ombra, sia per la protezione dal traffico veicolare. Sarebbe stato l’intervento più intelligente, rispettoso del contesto e di gran lunga il più economico».

Le risorse economiche messe a disposizione, specifica Talacchia, «quasi 300 mila euro tra costi imponibili e spese accessorie, costituivano l’opportunità di riqualificare con una visione complessiva il sistema degli spazi pubblici posti in concatenazione lungo Via degli Orefici, da Piazza della Repubblica fino a Piazza Federico II. Opportunità persa, purtroppo l’intervento realizzato non ha visione complessiva necessaria e non riqualifica. Per evitare ulteriori danni al centro storico della mia città, Le chiedo, con tutto il cuore, una verifica approfondita del progetto di sistemazione di Piazza della Repubblica, vista l’impostazione del primo intervento realizzato nutro molte preoccupazioni. Riguardo alla sistemazione di Piazza Federico II Le chiedo in primis di impedire la messa in opera delle colonne paratraffico, dannose quanto inutili (la piazza è in zona a traffico limitato con controllo videosorvegliato agli accessi) e in secundis di voler ricevere e valutare soluzioni progettuali finalizzate a mitigare i danni già realizzati che mi farò carico di produrre insieme ai miei collaboratori coinvolgendo, con forme appropriate, cittadini e soggetti sensibili portatori di interessi generali».