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Jesi

Angelo Colocci, l’umanista jesino alla corte dei Papi raffigurato nella “Scuola di Atene” di Raffaello

«È lui che ha dato il proprio volto a Zoroastro». Lo sostiene Giorgio Mangani, storico del pensiero geografico, nel suo libro che verrà ufficialmente presentato venerdì prossimo 9 marzo

Angelo Colocci
Angelo Colocci con un globo stellato in mano nell'affresco di Raffaello "Scuola di Atene"

JESI – È l’umanista Angelo Colocci (Jesi 1474 – Roma 1549), esponente di una delle più antiche famiglie jesine, il personaggio esotico, che tiene sulla mano destra un cosmo stellato, al centro del gruppo di destra degli antichi sapienti raffigurati nella “Scuola di Atene“, celebre affresco di Raffaello che adorna la Stanza della Segnatura, uno degli ambienti posti all’interno dei Palazzi Apostolici vaticani.

Luca Butini e lo storico Giorgio Mangani
L’assessore Luca Butini e lo storico Giorgio Mangani

Lo sostiene Giorgio Mangani, storico del pensiero geografico, nel suo libro, iniziato nel 2016, “La bellezza del numero. Angelo Colocci e le origini dello stato nazionale” (Il Lavoro Editoriale).

Il volume – risultato di una ricerca alla quale ha dato il proprio sostegno il comune di Jesi tramite anche Francesco Maria Tiberi – sarà ufficialmente presentato in anteprima venerdì prossimo, 9 marzo, ore 17.30, presso l’aula magna della Fondazione Angelo Colocci.

Scuola di Atene
La “Scuola di Atene” affresco di Raffaello che adorna la Stanza della Segnatura nei Palazzi Apostolici

«Una nuova perla si aggiunge alla collana di personaggi importanti della nostra città – ha rilevato l’assessore alla cultura Luca Butini durante un incontro con l’autore svoltosi stamattina 5 marzo -. Per noi è una soddisfazione vedere che un progetto che ci era stato presentato e nel quale abbiamo creduto va a buon fine e apre scenari nuovi, di riflessione e di altri lavori importanti. Una valorizzazione ulteriore dell’identità culturale del nostro territorio».

Angelo Colocci
Angelo Colocci, esponente di una delle più antiche famiglie jesine

Angelo Colocci nella corte pontificia rinascimentale degli anni del papato di Giulio II della Rovere, Leone X e Clemente VII de’ Medici «fu una sorta di “promoter” ante litteram – spiega Mangani – di ambiziose operazioni politico – culturali. Un alto funzionario dell’amministrazione pontificia legato alle personalità più eminenti della cultura e dell’arte del suo tempo e impegnato con loro nella riscoperta e nel recupero, in chiave politica e ideologica, della tradizione e del patrimonio ereditati dagli antichi».

L’umanista jesino è raffigurato – mentre dialoga all’interno di un immaginario edificio classico rappresentato in prospettiva perfetta – come Zoroastro, il profeta mistico persiano, e l’affresco del Sanzio rappresenta i più celebri filosofi e matematici dell’antichità ritratti con le sembianze di personaggi dell’epoca. Come Leonardo Da Vinci che ha le fattezze di Platone, Michelangelo, Eraclito o Democrito, Bramante, Euclide o Archimede, Bastiano da Sangallo, Aristotele.

Giorgio Mangani
Giorgio Mangani

«Un’attività, quella del Colocci, che si inseriva – ha ribadito Mangani – in un più vasto disegno squisitamente politico, incardinato sulla volontà di stabilire una continuità tra il mondo greco – romano e quello cristiano, stabilendo con questa corrispondenza l’incontestabile primato della Roma dei Papi, centro della cristianità universale». Dal quale far promanare la riunificazione federale dell’Italia.