Andrea Pieralisi contro il governo: «Ma dove ci stanno portando? Sono preoccupato»

L'imprenditore jesino si sfoga sulla sua pagina Facebook con un video, manifestando timori sull'operato della coalizione Lega-Movimento 5 Stelle: «Va bene il tweet per il ladro di bicicletta sotto casa, ma qua c'è una nazione da mandare avanti»

L'imprenditore Andrea Pieralisi
L'imprenditore Andrea Pieralisi

JESI -«Ma dove ci stanno portando?». A chiederselo è l’imprenditore Andrea Pieralisi, all’indomani delle dichiarazioni del vice-premier Luigi Di Maio riguardanti l’invio del decreto fiscale al Quirinale, smentito tramite Ansa dal presidente della Repubblica. La sua presa di posizione è durissima.

«Da imprenditore, ma soprattutto da cittadino, sono molto preoccupato – afferma Pieralisi in un video pubblicato due giorni fa sulla sua pagina Facebook -. Abbiamo un vicepremier che afferma di aver inviato un testo alla presidenza della Repubblica che, pochi minuti dopo, lo smentisce dicendo di non aver ricevuto nulla. Stanno giocando con i sinonimi, tra redditi di cittadinanza, sanatorie e bonifiche fiscali. Intanto lo spread supera abbondantemente i 300 punti. Si parla di immigrati, continuamente, si fanno i tweet per denunciare il ladro di biciclette sotto casa, ma servirebbe ben altro. Qua c’è una nazione da mandare avanti, ci sono imprese da salvaguardare, produzioni da tutelare, un sistema Italia da valorizzare. Invece vedo solo tanta superficialità. Dove pensiamo di andare con queste persone? Sono molto, molto, molto preoccupato».

Pubblicato da Andrea Pieralisi su Mercoledì 17 ottobre 2018

 

L’imprenditore jesino, appresa la smentita del Quirinale, aveva già pubblicato la notizia, “linkando” l’articolo dell’Ansa e commentandolo con un lapidario: «Robe da pazzi, mi vergogno». Pieralisi, del resto, ha il pregio di essere sempre molto diretto: «Fare l’imprenditore in Italia – ha dichiarato nell’intervista a CentroPagina – significa essere un pazzo scatenato, che ogni giorno ha a che fare con una miriade di leggi, di controllori, di gente che impone regole spesso senza conoscere il settore di competenza, di una tassazione alle stelle priva di riconoscimenti e agevolazioni da parte statale. Gestire un’attività in privato, oggi, è sempre più complesso e, a volte, nemmeno l’impegno e la competenza sono sufficienti per raggiungere i risultati. L’Italia non è certo un Paese in cui fare l’imprenditore sia stimolante. O stimolato».

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