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Jesi

Amazon a Jesi, c’è la manifestazione d’interesse per l’insediamento all’Interporto

Il grande centro logistico dovrebbe sorgere nell’area intermodale della Coppetella. Sarà uno dei più grandi d’Italia. Al via la trattativa vera e propria

JESI – Amazon esce allo scoperto. Il gigante dell’e-commerce, attraverso il proprio intermediario Scannell ha formalizzato la manifestazione d’interesse per l’insediamento di un mega hub logistico da oltre 60 mila metri quadrati per un migliaio di assunzioni dirette. Se ne parlava ormai da mesi e la trattativa, a un certo punto, ha rischiato persino di arenarsi. Ora la parte più complessa: la definizione del contratto, attesa a breve, che porterà la multinazionale a creare una struttura di riferimento per il sud Europa, il cui impatto occupazionale sarà potenzialmente enorme per Jesi, la Vallesina e le Marche.

L’investimento dovrebbe ammontare a 4-5 milioni di euro. Si attendono la valutazione di impatto ambientale del Ministero competente e la variante urbanistica del consiglio comunale di Jesi. «Rimangono aperti aspetti legati a rapporti fra privati: ci auguriamo, dovremmo esserci vicini, che si risolvano e in poco tempo di avviare gli ultimi atti amministrativi necessari e poi la procedura di Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività, nda) – le parole del sindaco Massimo Bacci di appena qualche giorno fa -. Il Comune è coinvolto a livello urbanistico, non per i rapporti fra privati e chi si deve insediare. Qualche problema c’è ancora se, ad oggi, alcune situazioni devono essere chiarite, questo non è avvenuto e non c’è la certezza di un iter concluso».

«Con l’accettazione all’unanimità da parte dell’Ente Interporto di Jesi della manifestazione di interesse non vincolante avanzata da Scannell – le parole di Pierluigi Bocchini, presidente di Confindustria Ancona – è stato compiuto un altro significativo passo avanti per l’insediamento a Jesi di uno dei poli logistici più grandi del centro Italia, insediamento che darà lavoro ad oltre 900 persone. Questa notizia ci dimostra e conferma che se si vogliono creare nuovi posti di lavoro e non perdere quelli esistenti occorre essere attrattivi come territorio e come Paese anziché sforzarsi per individuare orpelli legislativi anti delocalizzazione per chi ha già deciso di andarsene. È dunque opportuno riflettere su serie politiche di incentivi per chi decide di investire e creare lavoro nel nostro territorio».