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Adolescenti, quando il gruppo diventa baby gang. Ecco cosa deve sapere un genitore

I giovani delle baby gang hanno in genere età compresa dai 7 ai 16 anni. Appartenenti al genere maschile. Ma il fenomeno sta dilagando anche tra le femmine. L'approfondimento con la mental coach Roberta Cesaroni

Foto d'archivio

Il fenomeno sociale delle baby gang in Italia ha al centro delle sue caratteristiche principali quella di avere come protagonisti assoluti  spesso adolescenti violenti. Questi ragazzi, “ammassati” in branco, compiono ricorrentemente azioni violente e immotivate a danno di adulti e coetanei. Talvolta ancora in età scolare, compiendo atti vandalici, aggressivi ed illegali che li etichettano, inevitabilmente, come criminali.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su un campione di 7.000 adolescenti, il 6,5% fa parte di una gang. Queste, di frequente, si dilettano ad attaccare i coetanei. Oppure, in alcuni casi, danneggiano strutture pubbliche e private. O, ancora, si occupano di furti e rapine. Il 16%, in linea generale, ha commesso atti vandalici.

Roberta Cesaroni, life e mental coach

Ma chi sono le baby gang, quale profilo psicologico si traccia? Quali sono le caratteristiche di questo fenomeno sociale? Sono maschi, spesso adolescenti, i più attratti dalle logiche del branco. Chi fa parte di un “branco” oggi non si sente riconosciuto in alcun contesto. A scuola sei un numero, a casa un peso trattato con indifferenza. Nel gruppo trovi forza, la stessa che ti fa fare cose che da solo non faresti mai.

I giovani delle baby gang hanno in genere età compresa dai 7 ai 16 anni. Appartenenti al genere maschile. Ma il fenomeno sta dilagando anche tra le femmine.
Le vittime sono talvolta coetanei, ma anche anziani, fasce povere e disabili.

Manifestano una rabbia cronica. Vivono la loro onnipotenza, pretendono il riconoscimento, non ammettono la paura con atteggiamenti di sfida. Nelle gang vi è la presenza di un gruppo dominante. C’è un leader, una gerarchia strutturata al suo interno. C’è il territorio, la rivalità tra gang avversarie. La presenza di simboli caratterizzanti visibili.

I gruppi con alti livelli di pensiero antisociale presentano caratteristiche che vanno riportate a modelli familiari, nei quali solitamente la figura del padre è vista come poco amorevole e con scarso dialogo e sostegno, la figura della madre molto simile a quella del padre. Nel loro insieme questi comportamenti portano i figli ad interiorizzare le esperienze con i propri genitori.

I ragazzi che fanno parte di un branco, che seguono il leader, che amano il proprio leader, sono in realtà ragazzi con un equilibrio psichico molto instabile, e il bisogno di piacere, di compiacere, di sentirsi parte di quel gruppo li porta ad avere una fede cieca nel proprio leader, anche quando questi esce fuori dalla legalità, sembra che tutto sia lecito.

Il gruppo è un elemento fondamentale per l’individuo, soprattutto per l’adolescente.

I bambini e gli adolescenti che si uniscono in gruppo non è qualcosa di negativo, anzi, l’unirsi è segno di civiltà: stare insieme per giocare, per studiare, per passeggiare o per chiacchierare. Far parte di un gruppo è qualcosa di positivo. È importante per la crescita, per lo sviluppo, soprattutto per imparare le abilità sociali, imparare a confrontarsi con gli altri, imparare a comunicare, a interagire. Far parte di un gruppo, che sia familiare, di amicizie, di lavoro favorisce la maturazione di un individuo.

Ma occorre tener conto che un adolescente attraversa un periodo di enorme cambiamento su molteplici fronti: da un punto di vista sociale, fisico, relazionale e corporeo.

L’adolescenza e il gruppo

L’adolescente vuole separarsi dal gruppo della famiglia, per ricercare la propria identità e la modalità di pensiero. In questa fase, subisce un cambiamento e un passaggio dall’essere concreto all’essere astratto, cioè ricco di possibilità, ipotesi e dubbi. In questa fase di cambiamento, il gruppo ha una funzione fondamentale: il gruppo è il “facilitatore” del processo di separazione-individuazione, in quanto il gruppo rappresenta un possibile dispositivo in grado di trasformare l’azione in pensiero, parola, simbolo; oltre ad essere un mediatore tra le necessità individuali e quelle della società.

Il gruppo per l’adolescente si identifica quindi come un’area “transizionale” per il passaggio dall’infanzia all’età adulta: nel distacco dalla famiglia il gruppo, con le sue regole, dà l’appoggio necessario per superare la frammentazione e la confusione divenendo quindi essenziale per la vita psicologica dell’individuo, dell’adolescente in questo caso. In tale passaggio, che presenta ostacoli e difficoltà, i coetanei possono rappresentare un sostegno morale contro le incomprensioni degli adulti.

Il gruppo dei coetanei diviene quindi un punto di riferimento stabile e indispensabile per la crescita.

L’appartenenza ad un gruppo, di qualunque tipologia esso sia, nasce dal bisogno di affiliazione che è dato dall’esigenza di trovare supporto, condivisione e approvazione. Stare in gruppo però, non è sempre facile, né porta ogni volta ad un esito positivo: infatti, il gruppo, oltre alle funzioni positive, può essere fonte di disagio e devianza

Ma un “gruppo” può diventare negativo quando incomincia a chiudersi, ad escludere, quando esige regole severe per entrarvi a farne parte. Qualunque forma di associazione che tende ad escludere gli altri può diventare pericolosa.

Ma il gruppo può degenerare, come per esempio, quando al suo interno ci sono più elementi con un equilibrio psichico precario. Il branco infatti si costituisce come sorta di avversario all’adulto assumendosi lui stesso la presunzione di essere il maggiore livello possibile di maturità.

Solitamente i gruppi di adolescenti violenti e che si riuniscono in branco, sono costituiti da giovani che hanno storie personali e familiari traumatiche non elaborate: separazioni precoci dai genitori, abbandoni, lutti, abusi e maltrattamenti nei casi più gravi o comunque situazioni di scarsa socialità, emarginazione, scarse aspettative di successo e bassa autostima. In questi casi l’assenza di valori familiari significativi e di riconoscimento da parte della famiglia e degli adulti di riferimento, porta l’adolescente a cercare questo riconoscimento all’interno del branco.

Il ruolo dei genitori

I ragazzi vivono grande superficialità nei rapporti interpersonali e gravi lacune educative che portano il giovane a non essere in grado di prevedere completamente la gravità delle proprie azioni.

Chi si sente amato e accudito sarà in grado di resistere meglio alle pressioni del branco. I genitori fanno fatica, in questo periodo storico; il terreno è in salita, li comprendo. Ma se sanno costruire forti connessioni con i loro figli, dedicando Tempo e Amore potranno aiutarli e allontanarli dalle influenze negative. Il loro compito è diventare punto di riferimento relazionale, comprensione e sentimenti romantici. 

La difesa impulsiva del genitore di un ragazzo che sbaglia non è d’aiuto ed è interpretata come tacito sostegno.

Le mamme, soprattutto, devono continuare ad amare il proprio figlio attraverso carezze e coccole, hanno un ruolo fondamentale che va ad attivare i primi istanti di vita.

Allo stato attuale bisognerebbe rafforzare la rete sociale, tanta collaborazione tra le famiglie e i professionisti del welfare sociale. In una parola prevenzione.

La famiglia, la donna (la mamma), i genitori hanno bisogno di essere sostenuti, a volte si sentono soli.

Il virus piu’ contagioso è l’amore“, come si di dice nel film “Ragazzaccio”, di Paolo Ruffini.

I figli hanno bisogno di amore soprattutto quando non lo meritano.

Roberta Cesaroni
(cell. 345.1408208)
Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni Life Mental Coach – Coach Adolescenziale Spa&Wellness Coach Manager

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