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Jesi

Jesi, addio alla Fondazione Colocci. L’ex presidente Fava: «Parabola discendente della città»

Le parole dell'ex sindaco, al vertice dell'ente gestore dei corsi universitari a Jesi per nove anni. «Si perde una gemma fra gli istituti culturali cittadini. Che fine farà adesso quella struttura?»

Una vecchia immagine dell'aula magna della Fondazione Colocci

JESI – «Si perde una gemma nell’ambito degli istituti culturali jesini, che ne arricchiva il panorama e l’offerta. Jesi perde qualcosa e questo mi rende triste. Ripenso all’esperienza passata e a quando, ad esempio, inventai la Notte Bianca dell’università che impose all’attenzione dell’intera città e del territorio questa realtà. Purtroppo, preistoria». Così il professor Gabriele Fava su scioglimento e prossima messa in liquidazione della Fondazione Angelo Colocci, di cui l’ex sindaco di Jesi è stato presidente per complessivi nove anni in due differenti periodi.

Secondo da destra, Gabriele Fava all’epoca della presidenza della Fondazione Colocci

«Ho presieduto la Colocci- ricorda Fava – una prima volta dal 2006 al 2012, quando poi mi dimisi perché chiamato nell’organo di indirizzo della Fondazione Carisj e quindi per questo incompatibile con la carica. Quindi fui richiamato alla presidenza nel 2014 e lasciai allora per questo l’organo di indirizzo Carisj. Dal 2006 al 2012 l’esperienza della presenza universitaria a Jesi si è consolidata ed ha poi avuto uno straordinario sviluppo».

Gabriele Fava
Gabriele Fava

Oggi però la storia si avvia all’epilogo. «Non entro nel merito delle responsabilità- dice Fava- non mi interessa. Ma viene perduto qualcosa di importante, che era arrivato a raccogliere oltre mille iscritti ai corsi della Colocci, triplicando quelli iniziali. Nell’amministrazione comunale diverse sono state le voci contrarie a questa presenza e non so quanto questo possa aver pesato. Ma certo dopo il ritiro del contributo alla Colocci da parte di Carisj a seguito delle ben note vicende di Banca Marche, e poi con il seguito delle questioni relative al mondo degli istituti di credito, il destino è stato segnato».

Secondo il professo Fava, l’addio alla Fondazione Colocci è la storia di «una città che perde un altro pezzo. Non ci sono più l’ostello, l’azienda agraria comunale, lo zuccherificio. Tante realtà che hanno avuto ruoli importanti nel periodo forse di massimo splendore del territorio. Credo sia il segnale di una parabola discendente della città».

Una sessione di laurea nell’università jesina

Prosegue l’ex presidente dell’ente di via Angeloni: «So che altre strade per proseguire questa esperienza sono state tentate ma senza successo. Muore la Fondazione Colocci e muoiono forse anche certe possibilità. D’altro canto, questa era una realtà nata con proprio con quel tipo di vocazione universitaria. Altre vie non sono mai decollate. L’offerta dei corsi universitari dell’ateneo di Macerata a Jesi era particolarmente apprezzata, puntare sullo specifico di una “giurisprudenza applicata” aveva avuto successo e trovato risposta sul territorio. Ed ha permesso di compiere studi universitari vicino casa e con una spesa relativa a tanti. La maggior parte degli iscritti proveniva dalla provincia di Ancona, con il passaparola se ne sono aggiunti poi anche dalle altre province e fuori regione. E gli iscritti erano triplicati nonostante la perdita dell’iniziale accordo con la Politecnica delle Marche, che senza più requisiti aveva dovuto riportare i suoi corsi ad Ancona e poi chiuderli». Resta l’interrogativo: «Che uso avrà ora quel palazzo? Che si era ben strutturato per un utilizzo di un certo tipo. Avevamo aule, un’aula magna che fungeva da sala congressi, una biblioteca importante. I soci fondatori vi avevano investito. Quale sarà il destino di queste cose?».