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Abbiamo tutti il gene della gentilezza: Cesaroni: «Ma occorre una pratica quotidiana e un contesto stimolante»

La gentilezza è una potenzialità ed è tessuta insieme dai fili di ascolto, rispetto, empatia, aiuto all’altro. L'approfondimento con la mental coach Roberta Cesaroni nella "Giornata Mondiale della Gentilezza"

Per quanto piccolo nessun atto di gentilezza è sprecatoEsopo.

La parola gentilezza deriva dal latino “gens” e si riferisce alla nobiltà ereditaria e perciò a uno status. Solo successivamente la gentilezza è divenuta una qualità che può essere acquisita con l’esercizio della virtù e farla diventare una nostra potenzialità. La gentilezza è una potenzialità ed è tessuta insieme dai fili di ascolto, rispetto, empatia, aiuto all’altro. E rifugge il troppo: la simpatia, l’allegria, la cordialità smaccata, le lusinghe, le premure eccessive, l’invadenza e il silenzio. È più vicino al meno che al più.

Mai come in questo momento abbiamo bisogno tutti, ma proprio tutti, di riscoprire e coltivare quella che Marco Aurelio, filosofo imperatore romano, definiva la gioia dell’umanità: la gentilezza.

Arrotonda la vita, la migliora la rende più dolce per tutti. Evita un grande spreco di rapporti umani, di comunità e sociali. La gentilezza è una potentissima forza che fa la differenza nelle nostre relazioni, comprese quelle più intime, la famiglia, gli amici e le persone che diciamo di amare.

Roberta Cesaroni, life e mental coach

Goethe dice che la gentilezza “è una catena che tiene uniti gli uomini”. La gentilezza è un ingrediente essenziale per tenere insieme le persone ma soprattutto per avere sani rapporti con i nostri figli, in famiglia per vivere meglio con se stessi e con gli altri.

Le maniere forti e la mitezza

Non ci siamo mai resi conto, forse, quanto le maniere forti e rudi complicano, a lungo andare la nostra vita e soprattutto le relazioni con i nostri figli. Gottman, psicologo americano, ci dimostra con la sua ricerca che i piccoli gesti quotidiani, ispirati alle buone maniere, rafforzano i legami, fanno sfumare le tensioni, rendono felici chi li riceve. In una parola trasmette AMORE.

La mitezza si sta trasformando in un’arma vincente per convincere gli altri, laddove siamo stati abituati all’uso più frequente della forza della violenza prevaricatrice e del torpiloquio.

La gentilezza migliora l’umore, l’empatia, le relazioni umane, e perfino la salute.
Quante volte ci capita in una giornata, magari più tesa del solito, di non essere, di avere un atteggiamento da maleducati, dalla famiglia, al condominio, in strada, nella vita quotidiana, quando invece con un sorriso, con un gesto, con un grazie tutto potrebbe potrebbe cambiare.

Certamente siamo abituati al turpiloquio nei dibattiti pubblici, nei talkshow televisivi, si insultano, senza un briciolo di pudore, senza mai pronunciare una parola scusa. La televisione invita, spesso, a seminare un nuovo linguaggio dell’insulto quotidiano e lo peggiora ancora di più il web.

Facebook viene utilizzato anche per sfogare, magari in anonimato, l’istinto della rabbia contro e non per qualcuno, anche chi fino a ieri era il suo idolo.

Il cambiamento è possibile: ecco come

Per fortuna, come avviene durante le crisi, soprattutto quando sono veramente grandi come il covid, il cambiamento passa anche per lo stretto sentiero dell’utilità, e così lentamente stiamo scoprendo che essere gentili conviene e soprattutto non costa nulla e non esserlo è uno spreco in termini di qualità della vita, sentimenti e salute.

Il filosofo e psicologo Piero Ferrucci in un famoso libro “La forza della gentilezza” scrive: “la gentilezza non è un lusso, ma  una necessità”. Per essere gentili non servono gesti particolari, grandi opere, bastano piccole cose soprattutto nei confronti dei nostri figli anche per un immediato effetto di ritorno: chi è gentile verrà ripagato con uguale moneta, soprattutto gli adolescenti hanno questo atteggiamento.

La gentilezza e gli adolescenti

Talvolta si fa confusione e si immagina che la persona gentile sia fragile, debole. esposta al rischio di essere schiacciata dalla prepotenza altrui. È questo il problema di molti  adolescenti. Il nostro ruolo di adulti è mostrare l’esatto contrario: la gentilezza è come una corazza, ci protegge dalle altrui fragilità, in questo modo ci rende più forti.
Non ci rendiamo conto quanto sia importante un gesto gentile degli altri cosa che rende più inclini a sviluppare ansia, depressione e pessimismo. Troppo spesso sottovalutiamo il potere di una carezza, di un sorriso, una parola gentile, un orecchio in ascolto, un complimento sincero, il piccolo atto di cura, hanno tutti il potenziale di trasformare una vita

In famiglia, soprattutto si perdono questi gesti affettuosi a causa del rapporto quotidiano o dell’eccessiva confidenza, ma la gentilezza non è un lusso ma uno stile di vita che si imprime nelle relazioni con gli altri

La gentilezza nutre le emozioni positive e ci protegge da quelle negative

La scienza ha dimostrato che alla nascita abbiamo tutti un gene della gentilezza, siamo una specie che ha bisogno gli uni degli altri per sopravvivere e portiamo in noi un’impronta biologica di questo fattore. Altri studi dimostrano che a partire da sei mesi di vita i bambini iniziano ad esprimere comportamenti affabili verso gli altri e spesso decidono di interagire ed essere generosi con il prossimo e sono spesso anche molto sensibili alle espressioni di affetto: la mancanza di questa caratteristica non è altro che il risultato di una civiltà che promuove l’individualismo, quindi stiamo andando contro la nostra natura quando vediamo gli altri come strani. Essere gentili è una forza, implica autocontrollo, sicurezza, stima degli altri.
Per interiorizzare il rispetto la reciprocità la solidarietà servono quindi esercizi quotidiani, esperienze concrete e un contesto stimolante sin dai primi anni di vita.

Roberta Cesaroni
(cell. 345.1408208)
Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni Life Mental Coach – Coach Adolescenziale Spa&Wellness Coach Manager