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Jesi

Chiaravalle: alla Manifattura Tabacchi si torna al lavoro. Autorizzato per tre mesi l’esercizio provvisorio

Ieri (6 dicembre) alle 10,30 i lavoratori sono tornati a produrre sigarette ma il rischio del fallimento non è scongiurato. Interrogazione del consigliere regionale Gianluca Busilacchi

La Manifattura Tabacchi di Chiaravalle
La Manifattura Tabacchi di Chiaravalle

CHIARAVALLE – Sarà un Natale meno duro ed aperto alla speranza quello degli 80 lavoratori della manifattura tabacchi di Chiaravalle. Da ieri mattina (6 dicembre) alle 10,30 tutti i lavoratori sono tornati al lavoro in regime di esercizio provvisorio e così sarà fino al 28 febbraio 2018. Nel primo mese gli addetti lavoreranno tutti poi nei due mesi successivi probabilmente ruoteranno a turnazione tra loro. Ma le nubi sulla manifattura tabacchi non si sono diradate. Per non scomparire definitivamente, infatti, l’azienda ha di fronte due strade: o il tribunale fallimentare accetta il ricorso che presenterà l’amministratore unico Claudio Passaretti oppure, se si vuol mantenere in vita la fabbrica, devono subentrare nuovi acquirenti. «L’autorizzazione dell’esercizio provvisorio – dice Giorgio Catacchio della CGIL – è una notizia che rasserena un po’ i lavoratori ma purtroppo i problemi rimangono tutti sul tavolo, dalla retribuzione di novembre e dicembre alla tredicesima, visto che per ogni intervento occorre chiedere l’autorizzazione al giudice delegato. I lavoratori saranno tutti occupati tutti ma solo per coprire le richieste del mercato italiano».

Ieri sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale Gianluca Busilacchi che ha chiesto alla giunta regionale di assumere iniziative con un’interrogazione in consiglio regionale rivolta all’assessore all’industria, Manuela Bora. «Chiudere la manifattura tabacchi di Chiaravalle – sostiene Busilacchi – rappresenterebbe un gravissimo danno non solo per comunità chiaravallese ma per tutte le Marche». I commissari giudiziari avevano già evidenziato rilievi di inammissibilità del concordato quali, ad esempio, la mancata documentazione di uscite di cassa contanti per oltre 20 mila euro ed una attività di prelievi definita anomala. «Va considerato, però – dice Busilacchi – che l’amministratore unico della manifattura, Claudio Passaretti, ha rilasciato dichiarazioni circa l’esistenza di contratti da firmare per oltre 20 milioni di euro e che il tribunale ne era a conoscenza. La chiusura della manifattura colpirebbe tutto il territorio marchigiano e la sua economia: ecco perché c’è il bisogno urgente che vengano messe in campo iniziative dal governo regionale al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e i profili industriali della manifattura chiaravallese».