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Maxi struttura sanitaria a Rapagnano, secco no di Cgil, Cisl e Uil: «Rischia di ghettizzare anziani e disabili»

I sindacati sostengono la petizione di Grusol contro la struttura nel Fermano destinata ad accogliere disabili, anziani, psichiatrici e persone con demenza. Ecco la loro riflessione

ANCONA – «È un’operazione che ci preoccupa perché rischia di ghettizzare anziani, disabili e persone con malattie mentali». Così Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche sulla recente autorizzazione da parte della Regione Marche alla costruzione a Rapagnano, nel Fermano, di una nuova struttura destinata ad accogliere persone con disabilità, anziani non autosufficienti, soggetti con disturbi psichiatrici, persone con demenza.

Si tratta di una struttura composta da tre palazzine, con 175 posti complessivi, tra residenziali e semiresidenziali, dove verrebbero accorpati e concentrati «bisogni e necessità differenti con un’inaccettabile logica di ghettizzazione di anziani e disabili» denunciano le segreterie regionale di Cgil, Cisl e Uil.

Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche

Barbaresi si domanda «da quale analisi di fabbisogno sia stata assunta la decisione di concentrare in una mega struttura persone con necessità molto differenti tra loro. Questo risponde davvero ai bisogni delle persone con fragilità? O nasce da altre necessità?».

La segretaria regionale della Cgil solleva anche la questione di garantire una copertura territoriale uniforme dei servizi, mentre così facendo si lasciano «territori scoperti».

A sollevare la questione era stato Grusol – Gruppo Solidarietà, il gruppo solidarietà guidato da Fabio Ragaini. «Abbiamo promosso una raccolta firme per chiedere alla Regione di ritirare il provvedimento e di modificare la normativa che stabilisce i requisiti per le autorizzazioni alle strutture di questo tipo».

Secondo Ragaini, quello di Rapagnano, è la «riproposizione di un modello che riteniamo inaccettabile e superato e che determina isolamento ed emarginazione in queste persone. Chiediamo servizi più ancorati alle comunità e un sostegno il più vicino possibile alla dimensione familiare, non strutture come queste che giudichiamo separanti e non inclusive».

La raccolta firme, che sarà inviata al presidente regionale Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini e al presidente della Commissione regionale sanità, partita da un paio di settimane ha raggiunto giù oltre 200 adesioni, e altre ne sono state raccolte da altri canali. Alla petizione si sono unite anche altre 17 associazioni e la raccolta firme ha assunto una dimensione nazionale.

La struttura di Rapignano

La struttura, stando a quanto riferiscono i sindacati, vedrà su 175 letti, 70 posti di cure intermedie, 39 posti di RSA per persone non autosufficienti, 6 posti di riabilitazione intensiva per disabili, 21 posti di riabilitazione intensiva e 19 di comunità protetta per la salute mentale. Si aggiungono poi 20 posti semiresidenziali (diurno) per persone con demenza.

Cgil, Cisl e Uil, parlano di «operazione dal profilo “commerciale”, estemporanea e sbagliata dal punto di vista metodologico, che assembla servizi convenzionabili ad elevata remunerazione per i gestori, del tutto sganciata dalla logica di una programmazione territoriale attenta alle persone e ai loro bisogni, e che denota la mancanza di una strategia di governo dell’offerta complessiva dei servizi socio sanitari. Ad esempio: come si inseriscono i 70 posti di cure intermedie nel percorso di sviluppo degli Ospedali di Comunità nelle Marche?».

Promuovendo la nascita di strutture di questa tipologia e dimensioni, aggiungono, «non solo si tende a raggruppare situazioni e bisogni molto differenti, ma si avvantaggiano anche soggetti gestori economicamente forti, a scapito di modelli organizzativi e gestionali di tipo comunitario. C’è da chiedersi se strutture come quella di Rapagnano sono in grado di rispondere al meglio agli obiettivi di inclusività e a progetti di vita autonoma o se invece rappresentano un passo indietro che fa tornare all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità togliendole dalla loro realtà quotidiana».

I sindacati pongono poi il tema della «continua negazione di risposte anche dal punto di vista del riequilibrio territoriale nell’offerta di servizi socio sanitari» per questo sostengono l’appello lanciato da Grusol «di fermare le concentrazioni di servizi e le nuove forme di istituzionalizzazioni che altro non sono che ghettizzazioni di anziani e disabili e chiediamo alla Giunta regionale di fermare subito questo progetto».