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“La terra che cura”, turismo “silver” nelle aree del cratere. Bora: «Diffondiamo la memoria storica»

Presentato in Regione dall'assessore alle attività produttive, il progetto che coinvolge l’entroterra sud delle Marche, all’interno del cratere sismico. Alcune iniziative sono partite e altre ci saranno nei prossimi giorni

Da sinistra Manuala Bora, Domenico Baratto e Raffaele Vitali

ANCONA – Presentato in Regione il progetto “La terra che cura” finanziato con i fondi europei del Por Fesr 2014-2020 che coinvolge l’entroterra sud delle Marche – – comprendendo parte del territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e le alte valli dell’Aso e del Tenna.

Attraverso l’impegno delle imprese sociali, il progetto sostiene le aree colpite dal terremoto puntando sullo sviluppo di servizi in grado di valorizzare il patrimonio culturale e ambientale esistente. I settori interessati sono quelli del “silver tourism” (mercato turistico over 55), dell’inclusione sociale e dell’invecchiamento attivo. A illustrare il progetto l’assessore regionale alle politiche comunitarie Manuela Bora, il presidente dell’impresa sociale capofila Wega Domenico Baratto, il chief operating Human Foundation Nicola Cabria, il professore Emanuele Frontoni dell’Università Politecnica delle Marche e il coordinatore del festival “Ascoltare per crescere” Raffaele Vitali.

La Terra che cura – finanziato per 617mila euro – è promosso e realizzato da Wega, Eureka Cooperativa Sociale, Cooperativa Sociale La Sorgente, in collaborazione con l’Univpm, Human Foundation e tanti altri operatori socio-economici del territorio.

«La Terra che cura è uno dei 19 progetti finanziati dalla Regione Marche grazie alle risorse aggiuntive che l’Unione Europea ha dato a seguito del terremoto – ha spiegato l’assessore Bora -. Progetti che sono stati pensati per la ricostruzione, la ripartenza e l’importanza del ripensare la vita in queste zone duramente colpite; un bando che abbiamo voluto fortemente dato che parliamo di zone abitate per la stragrande maggioranza da persone anziane e quindi da una popolazione fragile. Accanto alla ricostruzione materiale dobbiamo pensare a ricostruire rapporti sociali».

«Le risposte al bando sono state tante e innovative e hanno portato a sperimentare modelli assistenziali e innovativi che sono poi esportabili in altri contesti – ha aggiunto Bora -. Insomma un esempio virtuoso di come si può valorizzare il territorio del sisma costruendo e diffondendo la memoria storica in queste zone; grazie a tutti quelli che hanno collaborato».

Un progetto che ha «unito digitalizzazione e innovazione alle sapienze che le persone che vivono questi luoghi custodiscono – ha aggiunto Baratto -. Abbiamo scelto “la terra che cura” proprio perché oltre alla paura e alla visione della nostra terra come luogo dal quale fuggire a causa del sisma abbiamo fatto vedere anche l’altra faccia della medaglia: quella fatta di tradizione, di uno stile di vita lento, di cultura, di arte e di qualità della vita. Insieme agli attori in campo abbiamo quindi pensato a delle attività che potessero dare maggiore valore alla popolazione over 65».

«Il progetto ha permesso di creare quella che abbiamo chiamato “La porta dei Sibillini”, un info ponit digitalizzato realizzato insieme all’Univpm che rappresenta un punto di incontro dove le proposte sociali arrivano direttamente all’utente finale – ha aggiunto Baratto -. Poi ancora un workshop che potesse valorizzare le sapienze e i mestieri, un lavoro congiunto con le aziende eccellenti del territorio, un taxi sociale che avesse come obiettivo quello di consentire una mobilità facilitata per accedere ai servizi sociali e naturalistici e poi molto altro ancora».

«Gli interventi delineati dal progetto sono sviluppati in un territorio che ha una caratteristica di bivalenza – ha osservato Cabria -: da una parte abbiamo un periodo dell’anno in cui il turismo è molto elevato mentre il periodo invernale è caratterizzato da un turismo minore. La volontà è quella di costruire delle competenze interne ai soggetti principali del progetto di modo che loro stessi riescano a generare un modello di sostenibilità economica che preveda che tali attività vadano oltre il progetto e rimangano così anche in futuro».

Il professore dell’Univpm Frontoni ha parlato «del mondo “silver” che vive, fruisce e utilizza servizi essenziali importanti e quindi la vita longeva è vista anche come un tema di stimolo e di “sfida” se vogliamo. Il festival inoltre ha il vantaggio di confrontarsi e di crescere anche con gli stakeholders mettendo in atto una sfida del rinnovamento del settore produttivo che non guarda solo alla calzatura – uno dei punti di forza di questo territorio – ma anche ad altre forme di differenziazione».

«Credo sia importante andare oltre il “siamo bravi e belli” e sia importante coinvolgere chi magari le Marche le conosce poco – ha concluso Vitali -. Spesso le Marche non escono fuori invece questo appuntamento ci permette di farlo».

Gli appuntamenti del festival “Ascoltare per crescere”