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Fabriano

Vertenza Tecnowind, segnali di nervosismo crescente fra i lavoratori

«Ci siamo rivolti agli avvocati perché vogliamo vederci chiaro in tutta questa situazione», dichiarano circa quindici tute blu dell’azienda attiva nel comparto delle cappe

Lavoratori della Tecnowind in sciopero nei mesi scorsi

FABRIANO – Segnali di profondo nervosismo fra i lavoratori della Tecnowind di Fabriano. «Ci siamo rivolti agli avvocati perché vogliamo vederci chiaro in tutta questa situazione», dichiarano circa quindici tute blu dell’azienda attiva nel comparto delle cappe.

«Ancora non è detto che il Giudice accetti il concordato e tutta questa perdita di tempo non fa altro che portarci a una forte preoccupazione. Se l’azienda dovesse fallire, tutto i soldi che avanziamo rischiamo di poterli prendere fra tanti anni», dichiarano.

Uno stato di malessere psicologico che inizia a minare profondamente gli operai viste anche le prossime scadenze che si avvicinano. «Non possiamo non pensare che l’8 gennaio prossimo, 140 dipendenti su circa 250 complessivi, potranno essere licenziati da un momento all’altro a causa dell’apertura della procedura di mobilità. Questo ci fa crescere sentimenti di rabbia perché abbiamo dato tanto alla Tecnowind e rischiamo di essere messi alla porta, ritrovandoci in mezzo a una strada».

Secondo il gruppo di tute blu, «anche i sindacati sono in difficoltà. Il tempo scorre e tutto tace. Ci è stato detto che l’azienda potrebbe decidere per un incentivo alla mobilità volontaria pari a diecimila euro lordi solo se dovesse vendere lo stabilimento in Cina. Altrimenti, neppure questa possibilità, ma solo il licenziamento. Il 17 dicembre scade la cassa integrazione e che succede fino all’8 gennaio? Iniziamo ad avere ansia. Siamo solo con i “se”, non si può vivere così. Non sappiamo che fine faremo. Il 18 dicembre andremo tutti a timbrare, non ci importa quello che ci dicono», assicurano.

Una vertenza, quella Tecnowind, che si trascina da tempo. «I compratori sembrano uscire a telecomando, rimangono in pista fino alla riunione del tavolo con i sindacati, poi scompaiono. I sindacati devono alzare il tiro perché la pelle è la nostra. Non vogliamo attaccarli, ma pretendiamo che la mobilitazione sia costante ogni giorno, perché è un dramma ciò che sta accadendo. Si lavora poco per via delle rotazioni e non è possibile andare avanti così. Di certo non vogliamo stare fermi, stiamo soffrendo e sarebbe forse meglio se si arrivasse presto a un verdetto finale, almeno sapremmo la conclusione di questa triste vertenza che sembra non interessare, veramente, a nessuno».