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Fabriano

Fabriano, Vertenza Elica: somme di denaro per dimettersi dal posto di lavoro

A denunciarlo il Coordinamento unitario sindacale che annuncia nuove manifestazioni nell'ambito della vertenza che si trascina da sette mesi

Gli striscioni per la vertenza Elica

FABRIANO – 70mila euro per lasciare il proprio posto di lavoro. Il Coordinamento sindacale unitario di Elica, multinazionale di Fabriano leader mondiale nel settore delle cappe aspiranti, lancia il grido di allarme sui comportamenti aziendali. «In questi giorni abbiamo assistito a comportamenti insoliti nelle fabbriche del cooking, con preposti che avvicinavano operai/e, dicendo loro che erano pronti 70.000 euro per fuoriuscire da Elica: questo comportamento è assurdo, in quanto va anche contro a quanto dichiarato fin qui dalla stessa azienda, cioè prima definire il lavoro che si farà in Italia nei prossimi anni e poi individuare eventuali strumenti di gestione», si denuncia dal Coordinamento.

Si inaspriscono, dunque, i toni nell’ambito di una vertenza che si sta trascinando dal 31 marzo scorso. Da quando, cioè, è stato presentato il piano strategico 2021-2023 che prevede esuberi, delocalizzazioni e chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi. Contenuti “congelati” per l’avvio della trattativa in sede locale, conclusasi, e in sede ministeriale, tuttora aperta. Al momento, sono ancora circa 200 i posti di lavoro a rischio rispetto agli oltre 400 dichiarati. Ma si tratta di salvataggi teorici, nel senso che senza accordo, si tornerebbe al punto di partenza.

Pronti a nuove mobilitazioni

Ora questa novità, di una somma di denaro per lasciare volontariamente il lavoro per i dipendenti dei siti di Cerreto D’Esi e Mergo. «È chiaro il tentativo di provare a creare confusione tra le persone, in un momento della trattativa in cui invece servirebbe, al contrario, la massima lucidità e trasparenza, soprattutto nelle inevitabili differenze tra le parti che ancora permangono. Il Coordinamento sindacale ribadisce che la dignità del lavoro, non può in alcuna maniera essere monetizzata; ribadisce la necessità di utilizzare i fondi a disposizione per creare occupazione, soprattutto tramite investimenti, e non per licenziare (o indurre a licenziarsi). In questa maniera Elica smentisce sé stessa e mette a rischio la tenuta del tavolo che invece andrebbe riconvocato al più presto per definire il futuro della produzione di cappe in Italia. Riteniamo inoltre assurdo che si vadano a chiedere straordinari, ventilando anche in maniera falsa un accordo inesistente con le RSU, nei reparti che nel piano strategico aziendale saranno oggetto di chiusura, minacciando di portare stampi presso terzisti e di togliere il lavoro », si legge nella nota.

Il Coordinamento ricorda che è in atto una vertenza da 7 mesi e i contenuti non sono poi così profondamente cambiati. «C’è sempre oltre un milione di cappe che verrà delocalizzato, non ci sono ad oggi investimenti per l’Italia ed il lavoro oggetto di reshoring è di gran lunga insufficiente a gettare le basi per un progetto industriale sostenibile in prospettiva. È per questo che rimane lo stato d’agitazione permanente, il blocco delle prestazioni straordinarie e nei prossimi giorni sarà annunciata una nuova forte iniziativa, nel percorso di mobilitazione che continua», conclude la nota a firma del Coordinamento Unitario del Gruppo Elica.