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Fabriano

Vertenza Elica: i sindacati confederali chiedono ritiro del piano strategico

Cgil-Cisl-Uil pongono l'accento sulle ricadute che un programma del genere potrà avere nel comprensorio fabrianese già provato da lunghi anni di crisi economica e occupazionale

Presidio lavoratori Elica a Cerreto D'Esi (Foto di repertorio)

FABRIANO – Vertenza Elica, il monito dei sindacati confederali: Cgil-Cisl-Uil, contro i contenuti del piano strategico presentato dalla multinazionale di Fabriano leader nel settore delle cappe aspiranti e che prevede 409 esuberi su 560 totali dipendenti del comprensorio, chiusura dello stabilimento a Cerreto D’Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nei siti di Fabriano, Cerreto e Mergo.

«Si tratta dell’ennesimo e durissimo colpo che si abbatte sul fabrianese dopo due eventi sismici e la crisi del “bianco”, iniziata nel 2008 con la Antonio Merloni e mai superata. Il Centro per l’Impiego di Fabriano è quello che segna da tempo numeri astronomici e l’Area montana è quella dove pesa con maggiore durezza il dato di una povertà crescente e diffusa: in continua crescita la richiesta di sostegni e Reddito di Cittadinanza, mentre già i dati Irpef riferiti al 2018 dicono che un fabrianese su tre vive con meno di mille euro al mese», evidenziano i sindacati.

Cgil, Cisl e Uil sostengono le Rsu di Mergo e Cerreto D’Esi e le rispettive categorie Fiom, Fim e Uilm, «ponendosi senza incertezze al fianco dei lavoratori in questa situazione drammatica e nella lotta che attende la comunità tutta a difesa del territorio. Situazione ancor più grave se pensiamo alle ricadute che inevitabilmente colpiranno le aziende dell’indotto. Apprezzando tempestività e chiarezza di posizionamento dei Comuni più coinvolti, esprimiamo preoccupazione e allarme sempre più forti per questo ennesimo impoverimento delle aree interne verso le quali si sono sempre spese grandi parole a fronte di iniziative spot e di corto respiro», concludono.

Prende posizione anche il movimento Dipende da noi. «La notizia arriva in un periodo estremamente complesso per tutto il comparto economico nazionale e va ad aggravare drasticamente la situazione dell’entroterra marchigiano, ferito dagli eventi sismici e inserito già da anni in un’area di crisi industriale che va peggiorando nel corso del tempo. La scelta della proprietà appare di stampo puramente utilitaristico. Esprimiamo il nostro sostegno alle maestranze e sollecitiamo un rapido ed efficace intervento sia della Regione Marche che del Governo affinché si arrivi a una soluzione che non penalizzi il territorio e coloro che lo vivono», concludono.