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Fabriano

Fabriano, vertenza Elica: incontro in Regione e presidio lavoratori a palazzo Leopardi

Il segretario nazionale della Fim Massimiliano Nobis ha utilizzato parole dure. «Delocalizzare in Polonia per abbattere il costo del lavoro è una scorciatoia»

Massimiliano Nobis all'assemblea lavoratori Whirlpool

FABRIANO – Ha fatto tappa a Fabriano il tour promosso dalla Fim-Cisl per illustrare i contenuti dell’ipotesi di accordo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Il segretario Massimiliano Nobis ha partecipato all’assemblea indetta ieri con i lavoratori della Whirlpool a Melano, hub Emea per la produzione di piani cottura. «Ho illustrato ai lavoratori i termini principali del nuovo contratto che sarà votato da 1,5 milioni di metalmeccanici il 15 aprile prossimo. Le principali novità, fra le altre, riguardano l’aspetto salariale e l’attenzione alla formazione professionale che viene rinnovata, valorizzando le competenze professionali, la polivalenza, la disponibilità a lavorare in gruppo e la partecipazione al miglioramento aziendale. Aspetti che già esistono nel precedente contratto nazionale, ma sono stati meglio declinati e, soprattutto, sono riconosciuti come criteri professionali per il livello di retribuzione».

Il segretario Nobis si è soffermato anche sulla vertenza Whirlpool che coinvolge soprattutto il futuro di circa 600 dipendenti, degli stabilimenti di Carinaro e Napoli. «Durante il coordinamento nazionale con la multinazionale americana, come parti sociali, abbiamo posto l’accento sull’aumentato delle quote di mercato acquisite da Whirlpool che hanno anche comportato un aumento di produzione di piani cottura qui a Melano. Ma rimane il neo degli stabilimenti di Napoli e Carinaro per i quali occorre approntare piani all’insegna della salvaguardia dell’occupazione e della responsabilità sociale. La risposta dell’azienda è stata ancora molto fredda».

Un cenno anche alla vertenza Elica con l’annuncio del nuovo piano di riorganizzazione che prevede: 409 esuberi su 560 totali dipendenti del comprensorio, chiusura dello stabilimento a Cerreto D’Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nei siti di Fabriano, Cerreto e Mergo. «Noi pensiamo che delocalizzare in Polonia per abbattere il costo del lavoro sia, in realtà, una scorciatoia. Il costo del lavoro incide fra il 16 e il 30% e ci sono altri modi per ridurlo come, a esempio, puntare maggiormente sulla formazione dei lavoratori. La zona del fabrianese si caratterizza per il made in Italy che non è un’etichetta, ma un saper fare riconosciuto in tutto il mondo e che va valorizzato e non delocalizzato. Fabriano è una terra che porta il nome dei Merloni ben impresso e che ha tenuto finché è stato valorizzato. Dobbiamo fare il possibile affinché si torni a farlo».

E proprio per Elica, oggi pomeriggio 8 aprile alle 14, sindacati e azienda saranno ricevuti dall’assessore regionale al Lavoro, Stefano Aguzzi. I lavoratori hanno deciso di organizzare un presidio davanti a palazzo Leopardi, ad Ancona, a partire dalle 13:30.