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Fabriano

Vertenza Elica: Coordinamento sindacale ufficializza ripresa dello stato di agitazione

Secondo le parti sociali e le Rsu di stabilimento, ci sarebbero altre produzioni di alta gamma pronte a essere trasferite da Mergo, all'Est Europa

Sciopero dei lavoratori Elica

FABRIANO – Dura nota da parte del Coordinamento sindacale unitario di Elica. «Ripresa stato di agitazione», questa la conclusione alla quale i rappresentanti sindacali e delle rsu di stabilimento della multinazionale di Fabriano, leader mondiale nel settore delle cappe aspiranti, giungono a seguito dell’incontro del tavolo di crisi istituito al Mise. «Insufficienti le modifiche del piano industriale, disattese le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori», la loro posizione.

Le accuse

L’incontro del 19 ottobre al ministero dello Sviluppo economico ha disilluso le aspettative che erano state create dagli annunci della multinazionale fabrianese, «che si è presentata al tavolo istituzionale con proposte di modifiche al piano assolutamente insufficienti per costruire un progetto industriale che restituisca la centralità al territorio fabrianese, con una prospettiva solida e di lungo periodo, come invece era stato dichiarato dall’azienda, nel percorso iniziato insieme al Coordinamento sindacale dopo la presunta sospensione del piano. Le ulteriori 20 persone alle quali sarebbe garantito il lavoro con il reshoring di una parte residuale di produzioni dalla Polonia, non possono essere considerate uno sforzo sufficiente, così come non valutiamo adeguate le proposte di volumi ipotetici che dovrebbero realizzarsi a determinate condizioni nei prossimi due anni e che comunque restituirebbero circa 200 esuberi da gestire alla fine del 2023, dopo un probabile utilizzo pesante dell’ammortizzatore sociale nel biennio di riferimento», scrivono.

Altre delocalizzazioni di produzione

«Abbiamo sempre affermato che in Elica non siamo in presenza di una crisi industriale: il lavoro c’è, ma lo si vuol fare dove costa meno, in una mera logica finanziaria, e nell’incontro del 19 ottobre l’azienda, su specifiche domande del Coordinamento sindacale, non è stata in grado di smentire né il fatto che alcune produzioni di alta fascia stiano per lasciare lo stabilimento di Mergo con destinazione Est Europa, né il fatto che stiano andando avanti importanti investimenti nello stabilimento polacco. Il Coordinamento sindacale ribadisce la necessità di costruire un piano industriale partendo dal lavoro che già c’è, discutendo su come si rendono efficienti e competitivi gli stabilimenti italiani, soprattutto con un adeguato piano di investimenti, e ragionando con le Istituzioni e con l’Azienda su come un progetto di questa natura possa essere supportato dall’intervento pubblico, con gli strumenti che si possono utilizzare e su cui Elica non è voluta entrare nel dettaglio».  Da qui, quindi, lo sciopero di 8 ore di ieri nei siti di Mergo e Cerreto D’Esi, la ripresa dello stato di agitazione e della mobilitazione «affinché si possa al più presto continuare una discussione costruttiva sugli impegni presi dalla stessa Elica e che sia rispettosa delle persone, del territorio, che non sposti il problema solo di qualche anno, ma che garantisca un progetto, dove il lavoro ritorni anziché andarsene e che diventi un modello da seguire per tutto il Paese», si conclude la nota del Coordinamento Unitario del Gruppo Elica.