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Fabriano

Fabriano, ritirata ufficialmente la mobilità alla Indelfab (ex JP Industries)

Aperta il 19 agosto scorso, riguardava l’intera forza lavoro, 583 dipendenti di cui circa 300 residenti nel fabrianese. Nel frattempo sono «maturate le condizioni per accedere a misure alternative al licenziamento»

Lo stabilimento della JP Industries
Lo stabilimento della JP Industries

FABRIANO – Come da accordi, la Indelfab di Fabriano, ex JP Industries, ritira ufficialmente la procedura di mobilità aperta il 19 agosto scorso e che riguardava l’intera forza lavoro, 583 dipendenti di cui circa 300 residenti nel fabrianese, «essendo maturate nel frattempo le condizioni per accedere a misure alternative al licenziamento», si legge nella lettera firmata dall’azienda in liquidazione  e indirizzata, fra gli altri, ai ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, alle Regioni Marche e Umbria e ai sindacati di categoria.

Il riferimento è all’accordo sottoscritto con le parti sociali relativo alla prosecuzione della cassa integrazione causale Covid che garantirà un minimo di sostegno al reddito dei lavoratori nel periodo compreso fra il 7 settembre e il 15 novembre prossimo, dieci settimane. Successivamente, partirà il periodo di cassa integrazione con causale per cessazione attività dal 16 novembre al 15 maggio 2021. Un risultato ottenuto a seguito delle proteste dei lavoratori e dei sindacati, con il Mise – nello specifico la sottosegretaria Alessia Morani – che si è messo in moto per trovare un accordo: in cambio di nuovi ammortizzatori sociali, si sarebbe ritirata la procedura di mobilità.
Nel frattempo, però, 14 lavoratori della Indelfab hanno deciso di rassegnare le dimissioni: 8 a Fabriano e 6 a Nocera Umbra. Quindi, la forza lavoro è ufficialmente scesa a 569 dipendenti, di cui 296 a Fabriano (3 quadri, 28 impiegati, 265 operai) e 273 a Nocera Umbra (11 impiegati e 262 operai). Sono questi, dunque, che usufruiranno delle settimane di cassa integrazione Covid e, successivamente, dell’analogo ammortizzatore sociale con la causale di cessazione attività.

In conseguenza dell’accesso agli ammortizzatori, la procedura di mobilità è stata ufficialmente ritirata. Ma, «qualora non si concretizzino a breve termine opportunità di reimpiego dei lavoratori e/o di reindustrializzazione dei siti produttivi, l’azienda procederà alla apertura di una nuova procedura di mobilità che interessi la residua forza lavoro», il monito finale.