Reddito di cittadinanza, ecco i numeri nelle Marche

Sono 14.699 le domande per il sussidio mensile riservato a chi non supera un determinato reddito, presentate nella regione al 4 aprile. Lo rende noto l’Inps. In testa Ancona, poche domande a Fabriano

MARCHE – Sono 14.699 le domande per il reddito di cittadinanza presentate nelle Marche al 4 aprile. Lo rende noto l’Inps. Le domande per il sussidio mensile, in vigore dal 2019, riservato a chi non supera un determinato reddito, presentate tramite Caf sono 11.529, di cui 6.663 donne, e 4.866 uomini. Quelle tramite Poste italiane sono 3.170, di cui 1.715 donne e 1.455 uomini.

La provincia di Ancona è quella con il più alto numero di domande: 4.514, seguita da Pesaro Urbino con 3.302, Macerata con 2.996, Ascoli Piceno con 2.375 domande e infine Fermo con 1.512. Come nel resto dell’Italia a chiedere il reddito di cittadinanza sono più donne che uomini. L’unica eccezione si riscontra in provincia di Macerata dove alle Poste le richieste presentati dagli uomini, 257, superano quelle delle donne, 233. Le Marche rappresentano l’1,82% delle domande presentate in Italia, che sono in totale 806.878.

La bacheca del Centro per l’impiego

Scorporando i dati per la presentazione nelle varie sedi Inps si hanno dati ancora più capillari. Per quel che riguarda Ancona e Provincia. Nel capoluogo dorico sono state presentate 2.482 domande; 743 a Jesi, 648 a Senigallia; chiude Fabriano, un po’ a sorpresa considerati gli alti numeri di iscritti al Ciof, con sole 641 domande.

Passando ad Ascoli e Provincia: Ascoli Piceno 1.165 domande e 1.210 a San Benedetto. A Fermo: 1.512 domande. Macerata e Provincia: 1.165 a Macerata; 1.020 a Civitanova Marche; 518 a Tolentino; 293 a Camerino. Infine, nella provincia di Pesaro Urbino: 1.169 a Pesaro; 846 a Fano; 714 a Urbino; 573 a Fossombrone.

Questi i dati presenti nel sito del Ministero del Lavoro che fotografano la situazione nelle Marche e che dovranno essere interpretati per capire se e come la misura del reddito di cittadinanza possa contribuire a traghettare la Regione in una nuova fase a livello di formazione di coloro che sono entrati all’interno di questo circuito. O, come evidenziano i detrattori, sia una mera misura assistenzialista.