Punto nascita chiuso a Fabriano, fissata l’udienza innanzi al Tar

Non è stata concessa la sospensione cautelare provvisoria e urgente. Questa la decisione della presidente del Tar, Maddalena Filippi, che ha respinto la richiesta, fissando però una data molto vicina per la discussione immediata, il prossimo 6 marzo

Vela dell'Associazione Fabriano Progressista
Vela dell'Associazione Fabriano Progressista

FABRIANO – Il ricorso al Tar avverso la chiusura del Punto nascita di Fabriano si discuterà il prossimo 6 marzo. Non è stata concessa la sospensione cautelare provvisoria e urgente. Questa la decisione della presidente del Tar, Maddalena Filippi, che ha respinto la richiesta, fissando però una data molto vicina per la discussione immediata, appunto il prossimo 6 marzo.

In attesa di tutto questo, si riaccende la polemica politica. Da una parte l’Associazione Fabriano Progressista che sta facendo girare da giorni una “vela” con la quale si imputa al Movimento 5 Stelle e al Partito Democratico la chiusura del reparto di Ostetricia dell’ospedale Engles Profili. Dall’altra, il sindaco, Gabriele Santarelli, che ha stigmatizzato il fatto che la Regione Marche e l’Asur si siano costituite contro il ricorso al Tar.

Dal 20 febbraio scorso, a Fabriano, non si partorisce più. Le gestanti sono state dimesse. Ma la struttura medica è ancora presente in attesa dell’auspicato incontro con il ministro della Salute, Giulia Grillo, e dell’esito della sospensiva richiesta dal Comune al Tar Marche. L’udienza non è stata ancora fissata, ma è plausibile pensare che tutto si dovrebbe sapere entro il mese di marzo.

La polemica politica che sembrava essersi sopita, ha avuto un nuovo sussulto in queste ultime ore. A riaccendere la miccia, l’Associazione Fabriano Progressista e la sua “vela” che sta girando, in lungo e largo, per il territorio comunale. «Lo squallido e indecoroso balletto di accuse reciproche che da un anno a questa parte si sono scambiate il Sindaco di Fabriano e il Presidente della Regione Marche hanno prodotto un solo risultato, la chiusura definitiva del Punto nascita dal 20 febbraio. Solo nei giorni scorsi e per iniziativa del Sindaco di Sassoferrato c’è stato un incontro in Regione, risultato inconcludente e tardivo. I nostri alti rappresentanti istituzionali, invece di trovare soluzioni ai gravissimi problemi che angustiano la città e alle urgenti necessità del territorio: diritto alla salute, lavoro, viabilità, politica industriale, autonomia dell’Area Montana, sisma, collaborando unitariamente come imporrebbe una ragionevole ed efficace gestione della cosa pubblica, non fanno altro che beccarsi come irascibili galletti, scambiandosi dure invettive e gridandosi addosso le rispettive falsità. La lista Vinicio Arteconi ha, da tempo, presentato all’attenzione dei cittadini e del Consiglio comunale, serie e articolate proposte, che, concordate, possono dare concrete risposte alle questioni fondamentali della città e del territorio a cominciare da una piena autonomia della Zona Montana, un’area che ha una sua precisa identità e che non deve più essere considerata una semplice ruota di scorta della costa. Per quanto ci riguarda, continueremo a fare politica, la buona politica, al servizio del bene comune e degli interessi generali del territorio», la tesi portata avanti indicando chiaramente nel M5S e nel Pd, i responsabili di questa chiusura.

Dall’altra parte, è il sindaco di Fabriano che ha stigmatizzato il fatto che l’Asur e la Regione Marche si siano costituite contro il ricorso al Tar con richiesta di sospensiva depositato il 19 febbraio scorso. «Ora, ognuno è libero di fare le scelte che più sono ritenute opportune, ma questo cozza con quanto dichiarato in tutte queste settimane. Costituirsi contro il ricorso non è un atto dovuto, Asur e Regione avrebbero potuto, e dovuto a mio avviso, soprassedere se è vero quanto hanno sempre affermato e cioè che la loro è stata una scelta obbligata dalla quale non potevano sottrarsi. Se è vero che la decisione è stata dettata non dà qualche volontà, ma dall’esito delle valutazioni degli organi tecnici del Ministero avrebbero potuto e dovuto evitare di costituirsi e fare il tifo per la sospensiva».