I pensionati della Cgil di Fabriano contro il depotenziamento dell’ospedale

Il sindacato torna sulla questione ed esprime preoccupazione per il futuro del nosocomio cittadino: «Chiediamo se minimamente vengono valutate le conseguenze di un territorio privo di servizi e i disagi su un territorio già fortemente impoverito»

L'ospedale Engles Profili di Fabriano
L'ospedale Engles Profili di Fabriano

FABRIANO – «I pensionati dello Spi-Cgil di Fabriano sono stanchi di leggere probabili soluzioni ai problemi della sanità e del socio-sanitario, quando, a distanza di tempo e dopo locali manifestazioni, raccolta firme, da parte di cittadini/e, si vive una situazione ospedaliera e dell’assetto del sistema sanitario nel suo complesso sempre più precaria». Questo l’incipit della nota del sindacato che torna sulla questione legata al depotenziamento dell’ospedale Engles Profili di Fabriano.

«Mancanza di personale infermieristico, di medici specialisti, pensionamenti che non vengono rimpiazzati, reparti smantellati, strutture residenziali per anziani del tutto insufficienti, ci chiediamo se minimamente vengono valutate le conseguenze di un territorio privo di servizi, se vengono valutati i disagi che si provocano su un territorio montano già fortemente impoverito, in primo luogo di possibilità di lavoro», si legge nella nota delle parti sociali.

Una situazione che rischia di favorire, sempre più, l’emigrazione giovanile e non solo. «Resta una crescente popolazione anziana, sempre più condannata alla solitudine e in difficoltà anche nell’accesso alle cure, per mancanza di disponibilità economiche, per servizi sempre più compromessi per esami diagnostici, per liste d’attesa infinite e spostamenti improbabili. Insomma, registriamo un aumento della distanza spazio-temporale tra bisogno e risposta – 15 giorni per la refertazione di un tampone – dentro un percorso ad ostacoli per accedere alle prestazioni».

Gli incontri istituzionali si succedono, ma poche sono le notizie che circolano. «Intanto a Fabriano si registra una lenta, ma costante, chiusura dei reparti, mancanza di personale che costringe quello esiguo presente a ritmi insostenibili con il rischio di errori che possono segnare in modo pesante la vita dei pazienti. I locali danneggiati dal terremoto non si sistemano e i disagi non fanno che aumentare», il quadro dipinto dalla Spi-Cgil.

«Ribadiamo con forza che l’ospedale di Fabriano non serve solo al suo territorio comunale, ma ad un’ampia fascia montana estesa tra le provincie di Pesaro, Ancona e Macerata. Sono aree dalla morfologia complessa, con forte presenza di anziani. La complessità ambientale non agevola gli spostamenti, che da tempo sono penalizzati anche da cantieri sulla principale arteria stradale. Questa difficoltà non può continuare a essere disattesa, deve necessariamente richiamare l’attenzione di amministratori responsabili e indirizzare scelte che garantiscano la sicurezza della cura e dell’assistenza in loco».