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Fabriano

Dal ritorno a Matelica all’opera In Domum. L’artista Adinda-Putri Palma si racconta

La giovane artista visiva ci ha raccontato del suo ritorno in Italia e dell'installazione ambientale, tra i vincitori del bando nazionale "Per Chi Crea". L'opera sarà esposta a Palazzo Ottoni fino al 12 luglio, per poi spostarsi al palazzo comunale di Recanati

In Domum (Foto di Roberto Balestrini)

MATELICA – La ricerca cromatica lottesca si unisce all’adozione di materiali utilizzati in bioedilizia, come legno e paglia, nell’installazione ambientale In Domum, realizzata dall’artista Adinda-Putri Palma (classe 1986, originaria di Matelica) ed esposta a Palazzo Ottoni a Matelica (6 giugno – 12 luglio 2020).

Il progetto è stato selezionato tra i vincitori del bando nazionale “Per Chi Crea” promosso dal Mibact e gestito da Siae, destinato agli artisti under 35, ed è stato presentato dall’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi e delle Istituzioni Culturali del Territorio.

“In Domum” è un volume ad arco autoportante, alto 3,60 metri e lungo 3, costruito in legno e paglia, tutto dipinto tranne che nella parte posteriore per mostrare l’anatomia della struttura e i materiali con cui è stata costruita.

Adinda-Putri Palma, quando nasce la tua passione per l’arte e la pittura?
«Sin da piccola ho sempre disegnato e dipinto. Ho frequentato il liceo artistico statale di Brera a Milano e l’Accademia di Belle Arti a Macerata dove mi sono laureata in pittura. Poi sono andata in Inghilterra, dove ho conseguito un master all’University of the West of England a Bristol e ho lavorato come pittrice assistente nello studio di produzione di Damien Hirst. In questi ultimi anni ho realizzato alcuni lavori pittorici su supporto bidimensionale».

Adinda-Putri Palma

Dopo aver vissuto sei anni in Inghilterra, perché quattro anni fa hai deciso di tornare nelle Marche?
«Anche se ho vissuto molto tempo all’estero, ho sempre sentito un forte legame con la mia terra di origine e, quattro anni fa, io e il mio compagno abbiamo deciso di tornare. In Inghilterra avevamo entrambi ottimi lavori e sicuramente il mercato culturale è più fiorente, ma abbiamo pensato che le opportunità avremmo potuto crearcele da soli anche in Italia, come avevamo fatto all’estero dove non ci conosceva nessuno».

Il lungo viaggio di ritorno è avvenuto in bicicletta attraverso l’Europa. Perché?
«In Inghilterra ho vissuto senza auto e mi sono sempre spostata con la bicicletta. Così mi è venuta l’idea di tornare a casa con questo mezzo, insieme al mio compagno. Abbiamo conosciuto persone, paesaggi e culture diverse nell’area geografica tra l’Inghilterra e le Marche e dormito in tenda. In questo modo così semplice di vivere capisci quali sono le cose essenziali e quelle superficiali. In più abbiamo fatto esperienza di tecniche di autocostruzione. Ci siamo fermati a lavorare volontariamente su progetti di autocostruzione, con persone che realizzavano le case da soli, con i familiari e gli amici».

In Domum (Foto di Roberto Balestrini)

Come è nata invece l’installazione “In Domum”? Chi ti ha ispirato?
«Sin dal viaggio in bicicletta, avevo in mente di realizzare un’opera sul tema dell’abitare e sulla casa, ma non sapevo con quale forma. Sarebbe potuta essere un libro fotografico, una graphic novel o un dipinto e invece ho costruito un volume ad arco. Ammirando l’Annunciazione di Lorenzo Lotto a Recanati, ho notato un arco, un elemento architettonico che unisce l’interno domestico con un ambiente immaginifico spirituale. Si tratta di un elemento strutturale ricorrente in tutta l’architettura italiana e anche nelle Marche, così ho deciso di costruirlo e di dipingerlo con gli smalti. Nelle facciate pittoriche ho creato una composizione di scale cromatiche che hanno un orientamento verticale, con una griglia di quadrati tutti uguali. I toni più scuri vanno verso il basso, quelli più chiari verso l’alto. Questi colori sono il frutto di alcuni studi che ho fatto sulle opere di Lorenzo Lotto nel territorio marchigiano. Per la parte strutturale mi sono ispirata anche alle esperienze del Bauhaus (casa del costruire) e delle avanguardie storiche». 

Nella realizzazione dell’opera perché hai deciso di utilizzare legno e paglia?
«Questi materiali sono simili a quelli che io e il mio compagno stiamo utilizzando per costruire la nostra casa in bioedilizia a Braccano, dove ci sarà anche il nostro studio. Negli ultimi anni la crisi climatica ci ha fatto riflettere e questa tipologia costruttiva è diffusissima in Inghilterra».

Progetti futuri?
«Sicuramente finirò di costruire la casa. “In Domum” sarà ospitata ad ottobre nel palazzo comunale di Recanati e farà tappa anche in altre città marchigiane. In seguito penso che ritornerò alla pittura su supporto bidimensionale».