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Fabriano

Fabriano, il lockdown ha procurato danni anche alle aziende che non si sono mai fermate

Non basta avere il codice Ateco che consente di rimanere aperti, se poi crolla la domanda. Il Gruppo Fedrigoni decide di fermare la produzione per la divisione "carta" nei due siti fabrianesi. Ecco i dettagli e le parole dell'ad Marco Nespolo

Lo stabilimento di Rocchetta di Fabriano
Lo stabilimento di Rocchetta di Fabriano del Gruppo Fedrigoni

FABRIANO – Giornate di chiusura per gli stabilimenti di Fabriano del Gruppo Fedrigoni, divisione “Carta”, a causa del prolungato lockdown dovuto dalla pandemia Covid-19. Stessa misura anche per l’altro stabilimento marchigiano, Pioraco, nel maceratese.

Il Gruppo Fedrigoni non ha mai arrestato la propria produzione in quanto riconosciuta di interesse strategico nazionale. Ma non basta avere il codice Ateco, se poi crolla la domanda. E la carta è certamente un bene di prima necessità, ma laddove è al servizio di settori che si fermano, anche se si produce poi non si vende.

«Già dall’inizio di marzo la nostra divisione carta è stata significativamente impattata dal calo di domanda in tutti i segmenti di offerta», conferma Marco Nespolo, ad di Fedrigoni. «La flessione non riguarda solo le carte per ufficio e scuola, che hanno subito un crollo di richieste da parte di impiegati e studenti e visto la chiusura di molti canali distributivi, ma anche le carte speciali utilizzate nel packaging dei beni di lusso, nella profumeria, nel retail, nella comunicazione di eventi e mostre, tutti ambiti fortemente colpiti dal lockdown».
Da qui, la decisione di prevedere alcune giornate di fermo produttivo per le divisioni “Carta” di vari stabilimenti in Veneto, Trentino, Friuli e Marche. Per quest’ultima regione, stop produttivo nei due siti di Fabriano da oggi al 10 maggio compreso; per Pioraco sempre da oggi, ma fino al 17 maggio compreso.

«Negli stabilimenti coinvolti dalle fermate – ha spiegato Nespolo – inviteremo i dipendenti, in primis, a fruire di tutte le ferie e permessi non goduti, per coprire i periodi di chiusura. Faremo poi ricorso alla cassa integrazione Covid-19 per salvaguardare anche coloro che non dovessero avere ferie e permessi arretrati a disposizione. Valuteremo, volta per volta, forme di riconoscimento straordinario, per compensare chi sarà maggiormente impattato dalle chiusure».
L’ad e il top management, in segno di solidarietà, si riducono lo stipendio del 30% per le mensilità di quest’anno più impattate dall’emergenza Coronavirus.