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Fabriano

L’impasse di Tecnowind

Per l'azienda fabrianese che produce cappe sono giorni convulsi. L'ex ad, Roberto Cardinali, racconta la sua verità. Il 6 febbraio in Regione nuovo summit fra azienda e sindacati

Roberto Cardinali

FABRIANO – Non una mala gestione, ma oggettive problematiche esterne internazionali. Un nuovo fondo internazionale per salvare la Tecnowind, «a patto, però, che abbia un ruolo in azienda come richiestomi da questo nuovo interlocutore». Ma mancano riscontri, al momento, rispetto a quanto dichiarato da Roberto Cardinali, amministratore delegato dell’azienda fabrianese che produce cappe aspiranti fino a metà dello scorso dicembre. Quando, cioè, la Adr – che controlla la Tecnowind – ha rinnovato radicalmente il consiglio di amministrazione.

Il 6 febbraio prossimo, in Regione, i rappresentanti dell’azienda e i sindacati torneranno a vedersi per cercare di capire il futuro lavorativo e occupazionale della Tecnowind. Dopo che si è sfilato il fondo americano, il nuovo management aziendale ha confermato «che la proprietà è comunque fortemente motivata a ricercare una soluzione di continuità che garantisca gli interessi dei lavoratori, dei creditori e dei terzi e si sta alacremente elaborando un nuovo piano di salvataggio che sarà pronto entro poche settimane».

Ma Cardinali torna all’attacco. «Nel 2015 sono avvenuti in 8 mesi due importanti fatti gestionali internazionali: un problema finanziario legato alle variazioni di cambio monetario e le sanzioni applicate alla Russia, per noi un mercato importante. Entrambi questi fattori hanno contribuito a creare notevoli difficoltà. Più che l’amministratore delegato ho fatto il ragioniere. Malgrado ciò, fino a dicembre 2016, sono stati pagati tutti gli stipendi e i fornitori. La società fino al 20 dicembre era in bonis. Un vero e proprio miracolo».

Un anno fa da Adr, secondo il racconto di Cardinali, «è partita una caccia all’uomo nei miei confronti. Senza valutare le condizioni oggettive che ho spiegato in continuazione. A dicembre, Adr ha rinnovato il cda, obtorto collo da me accettato, e mi sono trovato fuori dai processi decisionali. Eppure, in questi ultimi due anni, mi sono dato da fare per trovare un socio: prima Electrolux che per sei mesi ha fatto la Due diligence, chiesto un progetto per adeguare la nostra produzione ai loro prodotti, un vero e proprio progetto industriale. L’ultimo fine settimana di giugno del 2015, l’Advisor mi manda una mail assicurandomi che si procederà all’acquisto e che, quindi, lunedì sarebbe pervenuta l’offerta vincolante. Invece, è arrivata la mail che si sono sfilati».

Poi arriva un Fondo canadese «gestito dai soci di minoranza della Adr. Altri 6 mesi di due diligence, ma si sono sfilati nell’ultimo giorno di giugno del 2016. A settembre 2016, mi forniscono il nominativo del Fondo americano, Aiac, indicatomi da un soggetto istituzionale. Sempre informando tutti i soci di ogni mio passo, mi metto in azione. I soggetti si incontrano con le banche, avanzano un’offerta non vincolante a settembre, fanno la Due diligence e a ottobre c’è la presentazione di una prima offerta vincolante. Poi si presentato non come fondo, ma come persone fisiche soci del Fondo e della nuova società Tecnowind lmt. Per ben tre mesi sono a Fabriano e controllano tutto. Le banche gli chiedono una comfort letter che viene però giudicata non adeguata. A novembre rinnovano l’offerta vincolante con scadenza al 31 gennaio 2017. Il 10 dicembre la firma del contratto di vendita subordinandolo all’accordo per lo stralcio al ribasso del debito contratto con le nove banche creditrici nei confronti della Tecnowind. Non arriva, però, la seconda comfort letter nonostante i solleciti. Quindi il rinnovo del cda. Il giorno dopo, gli americani hanno inviato una serie di mail dicendo che non accettavano questo radicale rinnovo. Per onestà intellettuale, non posso non prendere in considerazione che questo loro defilarsi – dopo il rinnovo del cda – possa essere una scusa». Cardinali è convinto che, alla fine di questa storia, le cause saliranno a tre, «nei confronti di Electrolux, del Fondo canadese già partita e del Fondo americano. Una situazione paradossale, siamo stati in Due diligence costante per quasi due anni».
Ed il futuro? «Oggi ci potrebbe essere un importantissimo Fondo internazionale, già da me incontrato a Milano. Hanno tutti i dati necessari, quindi si potrebbe chiudere in poco tempo. Ho invitato Adr, ma non sono venuti. Ho chiesto ad Adr di avere deleghe per trattare e ulteriori documenti che mi hanno richiesto dal Fondo. Questi soggetti hanno detto che vogliono trattare con me. Entrambe le mie richieste, però, sono state rifiutate. È grave, molto grave, i soci di Adr hanno il dovere di approfondire questa nuova opportunità. Ci troviamo in una situazione di impasse. A rischio circa 270 dipendenti a Fabriano. Si sta compiendo un affronto morale pesantissimo nei miei confronti».