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Fabriano

JP Industries Fabriano, i sindacati: «Esuberi socialmente inaccettabili»

Fortemente preoccupati i lavoratori che hanno dato mandato ai rappresentanti sindacali per conoscere ufficialmente i contenuti del piano industriale

I lavoratori della JP Industries in assemblea
I lavoratori della JP Industries in assemblea

FABRIANO – Conoscere i contenuti del piano industriale della JP Industries di Fabriano e, se il numero degli esuberi sarà confermato, dire “no” «perché non sostenibile socialmente». Questo l’esito dell’assemblea dei lavoratori della azienda che fa capo all’imprenditore cerretese, Giovanni Porcarelli, che si è svolta questo pomeriggio, 5 febbraio, nella sala mensa dello stabilimento di Santa Maria.

Sala gremita e i rappresentanti sindacali Pierpaolo Pullini della Fiom, Gianpiero Santoni della Fim e Isabella Gentilucci della Uilm, a riferire l’esito dell’incontro avuto il 4 febbraio con l’imprenditore. «Abbiamo ribadito con forza come sia stato vergognoso il fatto che abbiamo appreso dalla stampa il piano: una mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori. Si può tranquillamente affermare che 343 lavoratori siano stati licenziati a mezzo stampa», ha ribadito Santoni. Il riferimento è al contenuto del Piano industriale e che prevede la creazione di una newco che riassumerebbe 250 lavoratori sugli attuali 593 e produrrebbe nel solo stabilimento di Santa Maria a Fabriano. Mentre verrebbero dismessi e, quindi, cercando di venderli, gli altri due siti di Gaifana in Umbria e del Maragone sempre a Fabriano.

«Una newco per pulire l’azienda e fare entrare probabilmente un socio che, al momento, non c’è. Siamo allo sbando con questo imprenditore. Non è affidabile per nulla», ha rincarato la dose il rappresentante della Fim che ha, comunque, posto l’attenzione anche sul fatto che ci si sta muovendo nell’ambito di una procedura concorsuale e che quindi il giudice del Tribunale di Ancona, sezione Fallimentare, deve decidere se il piano di ristrutturazione del debito sia sostenibile o meno. «Se non lo è, ci si avvierebbe al fallimento. Se, invece, lo è, per i lavoratori in esubero oltre alla cassa integrazione fino a luglio, ci sarebbero come scivolo sociale, i due anni di Naspi».

Pierpaolo Pullini, Giampiero Santoni e Isabella Gentilucci

Quindi, una situazione complicata e con molte variabili. Da qui la decisione di riunire i lavoratori in assemblea dalla quale è emersa tutta la preoccupazione del caso. «Il 17 febbraio ci sarà un nuovo incontro con l’imprenditore e, come si è deciso questo pomeriggio, ci recheremo per vedere i contenuti ufficiali del piano industriale, ribadendo – se tutto fosse confermato – che non è sostenibile socialmente e che deve radicalmente cambiare. Se il piano prevede tutti questi esuberi, è sbagliato, da non seguire. C’è cassa integrazione fino al 31 luglio, abbiamo la precedenza per nuovi finanziamenti fino al 20 settembre 2020 e, se così sarà, si aprirà il nuovo quinquennio di cassa integrazione. Allora perché l’imprenditore non vuol andare avanti con la JP Industries di Fabriano? Abbiamo firmato gli accordi per la cassa integrazione per far ripartire questa azienda, non per arrivare alla creazione di una newco e lasciare a casa oltre 300 tute blu. La soluzione è saldare i debiti e andare avanti. Vogliamo che la JP lavori e produca. Se questi sono i termini, non ci stiamo. L’imprenditore deve cambiare il piano e andare in continuità, chiedere al Tribunale l’autorizzazione per sbloccare alcuni beni per saldare i debiti. Credo, infine, che dobbiamo coinvolgere le Istituzioni a tutti i livelli», ha ribadito con forza Pierpaolo Pullini.

«Il Piano socialmente inaccettabile per noi e i colleghi umbri. Il partner da affiancare a Porcarelli non c’è. Sappiamo bene che le difficoltà ci sono, ma esistono soluzioni da costruire per essere socialmente accettabile», ha concluso Isabella Gentilucci. I lavoratori della JP Industries di Fabriano hanno, quindi, dato mandato ai sindacati per sedere al tavolo il 17 febbraio prossimo, conoscere i contenuti del Piano industriale e modificarlo radicalmente per renderlo socialmente accettabile.