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Fabriano, Indelfab (ex JP): segnali di apertura ma serve la convocazione al Mise

Se dovessero essere individuati strumenti di sostegno, l’azienda potrebbe ritirare la procedura di mobilità. Per questo occorre un immediato confronto in sede ministeriale

Lo stabilimento della JP Industries
Lo stabilimento della JP Industries

FABRIANO – Se dovessero essere individuati strumenti di sostegno, l’azienda potrebbe ritirare la procedura di mobilità. Per questo occorre un immediato confronto in sede ministeriale. Questa la sintesi del primo incontro fra la Indelfab di Fabriano, ex JP Industries, e i sindacati di categoria di Ancona e Perugia svoltosi oggi, 1 settembre, a partire dalle 16:30 negli uffici di Santa Maria.

Un faccia a faccia durato poco meno di due ore e che ha visto attorno a un tavolo i rappresentanti dei sindacati di categoria Fim-Fiom-Uilm di Ancona e Perugia e l’azienda, a iniziare dall’imprenditore cerretese, Giovanni Porcarelli.

Le parti sociali hanno ribadito all’azienda la necessità di ritirare la procedura di mobilità, in quanto altri percorsi sono possibili e vanno esplorati. L’azienda ha manifestato una disponibilità a fronte dell’individuazione di strumenti di sostegno. «Si rende quindi necessaria la convocazione in tempi rapidissimi del tavolo al ministero dello Sviluppo economico per dare applicazione agli impegni presi sia dalle istituzioni che dall’azienda, ricordando la scadenza imminente della cassa integrazione Covid il 6 di settembre che rischia di lasciare le lavoratrici e i lavoratori senza coperture», evidenziano le segreterie di Fim-Fiom-Uilm di Ancona e Perugia.

Timidi segnali di apertura sulla vertenza Indelfab dettati soprattutto dalla scadenza ravvicinatissima del 6 settembre, quando finirà la cassa integrazione Covid. Dal giorno successivo, i 583 dipendenti dell’azienda non godranno più degli ammortizzatori sociali come minimo sostegno al reddito. Da aggiungersi, ovviamente, ai timori per l’apertura della procedura di mobilità, per l’intera forza lavoro, circa 300 dipendenti residenti nel fabrianese, aperta il 19 agosto scorso.  

Le parti restano distantissime e difficilmente si troverà un accordo in tempi rapidi. Anzi, è molto più probabile che senza l’intervento delle istituzioni, a tutti i livelli, si rischi concretamente di arrivare al termine dei 120 giorni, circa metà dicembre, senza un’intesa. E questo vorrebbe dire che i 583 lavoratori finirebbero in mezzo a una strada.

Ma è ancora presto per questa conclusione. Prima c’è la fase della concertazione sindacale e, quindi, quella istituzionale che potrebbe anche essere anticipata visto che la sottosegretaria al Mise, Alessia Morani, ha assicurato l’apertura di un tavolo ministeriale sulla vertenza che vedrebbe la sua prima convocazione entro la prima metà di questo mese. Tardi, vista la scadenza della cassa integrazione per la fine di questa settimana.

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