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Fabriano

Giacomo, ucciso dal Covid il giorno dopo aver rinnovato i 51 anni di matrimonio

Lauria, ex tassista di Serra San Quirico, si è spento all'ospedale Carlo Urbani di Jesi. Tutti i familiari sono positivi per questo per i funerali si attende che siano negativi

Giacomo Lauria durante la festa per i suoi 70 anni

SERRA SAN QUIRICO- Festeggia il traguardo più ambito per una coppia, 51 anni di matrimonio con sua moglie Vita, ma appena 24 ore dopo, il maledetto Covid lo porta via per sempre all’amore della sua famiglia.

È toccante la storia di Giacomo Lauria, 72 anni, originario di un piccolo paese in provincia di Potenza che lascia da ragazzo per trasferirsi in Svizzera a lavorare. Con lui l’inseparabile Vita, compagna di tutte le avventure, che lo segue ovunque. Nel 1976 tornano in Italia, si stabiliscono a Serra San Quirico insieme ai quattro fratelli. C’è diffidenza inizialmente, ma il sorriso di Giacomo e il suo buon cuore, uniti a una grande voglia di lavorare sono il lasciapassare per una rapida integrazione. Aprono un bar di fronte alla stazione ferroviaria, punto di riferimento per viaggiatori, studenti e persone di passaggio, gli affari vanno bene, ma pochi anni dopo nel 1981 decidono di chiuderlo, il vulcanico Giacomo ha un asso nella manica: ha rilevato la licenza di taxista di Serra San Quirico e quella sarà la sua attività principale fino a pochi anni fa.

Il suo carattere gioviale, il saper stare a contatto con le persone, il sorriso sempre stampato lo rendono ben voluto e ricercatissimo a Serra San Quirico. Nel frattempo sono arrivati i due figli, Carmela e Antonio, estetista con un master in operatore oncologico lei che apre il suo beauty salone (“Oltre la bellezza estetica”) a Castelplanio e meccanico impegnato nella protezione civile lui. E la mamma, Vita, che per tantissimi anni ha lavorato alla locale casa di riposo.

Giacomo è iperattivo, è socio e volontario della Croce verde di Serra, collabora con la Polisportiva, lui e la moglie aiutano i bambini all’Oratorio della parrocchia. E quando uno dei fratelli ha bisogno di una mano, si muovono tutti, come una falange dell’esercito. Una grande famiglia radicata sul territorio, unita da saldi legami tanto che tutti abitano nella stessa grande casa in campagna. Una vicinanza che però, in questo momento di facile diffusione del Covid, è stata una grana per loro, tutti e dieci contagiati dal virus.

Il Coronavirus ha aggredito Giacomo, che aveva già difficoltà respiratorie. All’inizio dell’anno le sue condizioni sono gravi, è positivo al Covid. Viene ricoverato d’urgenza all’ospedale Carlo Urbani di Jesi in terapia intensiva. I familiari, tutti positivi, tranne i due figli Carmela e Antonio che si negativizzano prima degli altri, non possono andare a trovarlo. Un dramma nel dramma. Una situazione che i medici del reparto di Rianimazione e terapia intensiva diretto dal dottor Tonino Bernacconi conoscono bene, perché ne vivono lo strazio ogni giorno soprattutto da quando è comparso il maledetto Covid a separare le famiglie. Così lunedì con un filo di voce e di forza, Giacomo riesce in video chiamata, a rinnovare la sua promessa d’amore alla moglie Vita per i loro 51 anni di matrimonio. Ma il Covid non ha pietà e appena 24 ore dopo il cuore smette di battere.

Giacomo Lauria in uno dei momenti scherzosi con la famiglia e i nipotini


La salma è stata trasferita alla Casa del Commiato di Bondoni in via dell’Industria a Castelplanio, nei prossimi giorni sarà allestita la camera ardente e saranno fissati i funerali, ma si attende che la famiglia sia negativa al tampone, perché Giacomo se n’è andato da solo in ospedale, ma per l’ultimo viaggio accanto avrà tutti i suoi cari. Altrimenti si aspetterà. «Siamo disperati – racconta tra le lacrime la figlia Carmela – papà era il fulcro della famiglia, una persona meravigliosa, un padre amorevole, un marito speciale per mia madre e un nonno fantastico che scherzava sempre con i suoi adorati nipoti. È stata la mia forza dopo l’improvvisa scomparsa di mio marito a causa di un infarto nel 2019, ho chiamato lui perché mi ha sempre aiutato. Ora chi chiamerò? Comunque dobbiamo ringraziare i medici e infermieri della terapia intensiva, soprattutto la dottoressa Jorio, hanno avuto grandissima umanità. Sono sempre stati gentili con noi e con nostro padre, ci chiamavano spesso per farci avere aggiornamenti e farci parlare con lui visto che non potevamo vederlo. Non ci siamo mai sentiti soli né abbandonati. Hanno fatto di tutto per salvarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Ora – conclude Carmela – il cielo ha la stella più brillante, mio padre Giacomo». La famiglia, come già fatto in passato, promuoverà una raccolta fondi in favore della Croce verde di Serra San Quirico durante la cerimonia funebre nel ricordo di Giacomo.