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Fabriano

Gestione dei rifiuti, otto Comuni contro Osimo

Fabriano, Jesi, Falconara, Monte San Vito, Mergo, Serra San Quirico, Genga e Camerata Picena definiscono «false e strumentali» le considerazioni del sindaco Pugnaloni

I bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti|
I bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti

JESI – «La narrazione portata avanti dal sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni, secondo la quale ci sarebbero sindaci contrari a un gestore pubblico del servizio rifiuti, è falsa e strumentale». Otto Comuni all’attacco del Primo Cittadino di Osimo. Fabriano, Jesi, Falconara, Monte San Vito, Mergo, Serra San Quirico, Genga e Camerata Picena prendono posizione sulla spinosa questione, rimarcando con forza le proprie posizioni.

«Chi continua a diffondere questa ricostruzione lo fa con il solo intento di nascondere il proprio fallimento e di spostare l’attenzione dal vero problema che consiste nel non aver voluto ascoltare chi da anni chiede che nell’iter di individuazione del gestore unico venga rispettata la normativa – tuonano gli otto sindaci -. Anche il Consiglio di Stato nel 2018 si è espresso in tal senso chiarendo che l’affidamento a una società in house deve passare obbligatoriamente attraverso uno studio comparativo che dimostri in maniera inequivocabile che tale scelta sia la più efficace, efficiente ed economica. Tale studio non è mai stato fatto e la differenza non sta nell’essere a favore o contrari alla gestione pubblica, ma sta nel voler perseguire una strada che porterà a perdere l’ennesimo ricorso o fare le cose nella maniera corretta nell’interesse soprattutto dei cittadini. Tutti i Sindaci si sono già espressi attraverso un voto in assemblea dichiarandosi favorevoli alla gestione pubblica. Alcuni Sindaci considerano tale indicazione un dogma, altri invece sono consapevoli che a questa indicazione di massima debbano seguire approfondimenti in grado di dimostrare che sia la scelta migliore».

È ora di finirla, sostengono da Fabriano, Jesi, Falconara, Monte San Vito, Mergo, Serra San Quirico, Genga e Camerata Picena, «anche con il tentativo di spostare il problema sul piano degli schieramenti politici chiamando in causa solo pochi comuni. Nella votazione per l’adozione del piano d’ambito, dichiarata illegittima anche dalla Regione, solo 25 sindaci su 42 si sono espressi in maniera favorevole. È chiaro che nell’Assemblea sia stata provocata una vera e propria spaccatura la cui piena responsabilità è individuabile in chi, Presidente e Direttore, non ha saputo fare lavoro di sintesi e di raccordo ascoltando tutti i Sindaci, ciascuno dei quali, ricordiamo, è chiamato a tutelare innanzitutto la propria comunità, e non ha saputo dare risposte credibili alle osservazioni e alle perplessità più volte rappresentate da un numero sempre maggiore di componenti dell’Assemblea. Minacciare poi ogni volta la sollevazione dei dipendenti delle società che attualmente svolgono il servizio è un atteggiamento non solo infantile ma profondamente pericoloso e da irresponsabili per il quale ciascuno si assumerà la propria responsabilità».

Quello che molti Comuni chiedono, ribadiscono gli otto municipi, «è semplicemente di poter interrompere il ricorso a continue e reiterate proroghe dei contratti in essere, che la normativa non consente e verso le quali gli organi di controllo sono particolarmente attenti e sensibili, per poter procedere con nuovi affidamenti che consentano di affrontare in maniera più serena il percorso necessario che è ancora molto lungo e richiederà altri anni».