Fabriano: riflessioni sui giovani di ieri e di oggi nella sala della Fondazione Carifac

Ospite d’eccezione Carlo Albarello, uno dei due autori, l’altro è Paolo Di Paolo, del libro “C’erano anche ieri i giovani d’oggi”. Un incontro che ha visto la partecipazione di dirigenti scolastici, professori e molti fabrianesi

Un momento dell'incontro

FABRIANO – La Sala assemblee della Fondazione Carifac di Fabriano ha fatto da cornice a un pomeriggio di riflessione sui giovani di ieri e di oggi che ha avuto come ospite d’eccezione Carlo Albarello, uno dei due autori, l’altro è Paolo Di Paolo, del libro “C’erano anche ieri i giovani d’oggi”. Un incontro che ha visto la partecipazione di dirigenti scolastici, professori e molti fabrianesi che non hanno voluto perdere l’occasione di potersi confrontare sul legame che esiste fra varie classi generazionali e come i giovani d’oggi potranno inserirsi nella società odierna.

Ad aprire l’appuntamento Dennis Luigi Censi, responsabile settore Istruzione e componente del CdA della Fondazione Carifac. «Questa iniziativa l’abbiamo accolta con favore perché si sviluppa lungo una delle linee che stiamo portando avanti: attenzione all’istruzione e ai giovani. Basti pensare alla certificazione Ket nelle scuole, progetti per l’Alternanza scuola-lavoro, conferenze per sviluppo di conoscenze approfondite, solo per citarne alcune. Il dibattito-riflessione che abbiamo organizzato in collaborazione con il Liceo Classico Stelluti di Fabriano, vede nel professore Carlo Albarello, insegnante al Liceo Virgilio di Roma, un esponente importante e qualificato per poter affrontare a 360 gradi questo argomento. Ringrazio la Fondazione Carifac per l’organizzazione dell’incontro, le professoresse Spurio e Fulgi per essersi adoperate alacremente per la riuscita di questa iniziativa, e Lamberto Pellegrini, dell’Ambito 10 di Fabriano, che ha accettato il ruolo di moderatore. Infine, un sentito ringraziamento al prof. Albarello che ha anche avuto un incontro molto partecipato con gli studenti del Liceo Stelluti riuniti in assemblea d’istituto», la relazione introduttiva di Censi.

Prima di passare la parola all’autore del libro, il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, ha ringraziato la Fondazione Carifac «per questi importanti incontri che toccano tematiche molto attuali e che forniscono punti di vista esterni e interni alla nostra città. Un momento di crescita per ciascuno di noi».

Pungolato dalle domande del moderatore Pellegrini, il prof. Carlo Albarello ha affrontato diverse tematiche, partendo dalle questioni legate ai punti di incontro e di differenza a livello generazionale fra ieri e oggi, non tralasciando il ruolo fondamentale legato ad altri soggetti quali docenti, genitori, società e nuove tecnologie. «I giovani di oggi c’erano anche ieri. In fondo, le dinamiche cambiate sono dovute essenzialmente a fattori esterni e a come ci si pone di fronte a questi. Gli studenti di ieri e di oggi sono differenti, eppure simili, anche se le nuove tecnologie tendono a sminuire i contenuti in favore della forma. Genitori molto invadenti che non accettano gli eventuali sbagli dei propri figli. Anzi, sempre pronti a eliminare qualsiasi tipo di rischio, una grande differenza rispetto alle passate generazioni. Le generazioni passate, invece, hanno avuto facoltà di sbagliare, imparando e maturando prima. I docenti non devono essere tutor che accompagnano gli studenti, piuttosto il loro ruolo dovrebbe essere di stimolo per dar vita a discussioni e confronto, sapendo sempre rilanciare la palla per formare una coscienza critica».

Spunti di riflessione che hanno dato vita a un partecipato dibattito con interventi e domande che si sono succeduti contribuendo ad accrescere il livello della discussione. «Le difficoltà della scuola d’oggi nel dare delle risposte deriva dal fatto che siamo probabilmente gli unici professionisti che si occupano di giovani a doverli valutare attraverso numeri, esprimendo un voto. Ciò è limitante perché, di fatto, rischiamo di non poter intercettare la richiesta delle nuove generazioni che, al contrario, sono difficilmente catalogabili all’interno di steccati così definiti e netti», ha chiosato Albarello. «Il rugby rappresenta una metafora interessante: utilizzare la palla ovale, una palla sfuggente che sembra dare la sensazione di non averne mai il possesso. Ecco, i docenti dovrebbero saper giocare a rugby con gli studenti, insegnando loro ad affrontare le situazioni che la vita pone loro innanzi, sapendo fare squadra e guardando avanti. Concetti che nel passato, probabilmente, erano maggiormente presenti e che, oggi, dovrebbero essere recuperati per avere una scuola delle competenze che abbia come obiettivo quello di contribuire a dar vita a cittadini attivi».