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Fabriano

Fabriano: omaggio al padre della Rivoluzione di Velluto

L'esposizione è a Palazzo del Podestà e sarà visitabile fino al 21 febbraio prossimo. Tre sezioni per ripercorrere la storia di Vaclav Havel

Il momento del taglio del nastro

FABRIANO – Conoscere il passato per guardare positivamente al presente, proiettandosi nel futuro. Con questo spirito è stata inaugurata questa mattina, primo febbraio, la mostra “Il potere dei senza potere. Interrogatorio a distanza con Václav Havel” che sarà visitabile al Palazzo del Podestà di Fabriano fino al prossimo 21 febbraio.

L’esposizione – su iniziativa della Fondazione Costruiamo il Futuro e della Fondazione Aristide Merloni Fabriano, curata da Ubaldo Casotto e Francesco Magni, con il patrocinio del Comune di Fabriano e la Targa del Presidente della Repubblica – è incentrata sulla figura del presidente della Rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia che, grazie al suo essere rivoluzionario non violento, ha contribuito in modo indelebile alla storia dell’umanità, europea in particolare.

«La mostra è nata per celebrare due ricorrenze particolari: il trentennale della Rivoluzione di Velluto che ha portato la Cecoslovacchia alla democrazia e il quarantennale del libro di Havel, “Il potere dei senza potere”. Questo libro è stato letto da 30 ragazzi che hanno deciso di porre le loro domande direttamente all’autore. Quest’ultimo ha risposto tramite il proprio capolavoro che parte da un piccolo gesto rivoluzionario di un uomo, che aveva una bancarella di ortofrutta nel mercato di Praga, che era obbligato dal Regime comunista a esporre un cartello con slogan approvati dal Partito al potere. Un giorno decise di non esporlo più. Secondo Havel – evidenzia il curatore Casotto – si è trattato del primo gesto rivoluzionario che ha innescato il nuovo corso in Cecoslovacchia. Questa è la prima sezione della mostra, che attraversa il momento buio della repressione della Primavera di Praga e si conclude con l’elezione di Havel a Presidente, dopo che, complessivamente, ha trascorso sei anni in carcere».

Il curatore Ubaldo Casotto che illustra la mostra

La seconda sezione dell’esposizione «mette in evidenza il rapporto fra Havel e la politica; fra l’élite e il popolo; la sua idea di Europa anche critica visto che ha evidenziato, spesso la mancanza di una Costituzione; l’economia con l’uomo al centro; il principio della sussidiarietà. E si conclude con la visita a Praga del Papa di allora, Giovanni Paolo II, che fu accolto da Havel con una celeberrima frase: “Io non so cosa sia un miracolo, ma mi sembra che stiamo assistendo a un miracolo”, proprio a evidenziare il valore del lavoro di Papa Wojtyla nello scardinare il Regime Comunista». L’esposizione si conclude con un video nel quale personaggi del calibro di Enrico Letta e non solo, raccontano il loro incontro con Havel.

La mostra su Havel

«Nel trentennale della caduta del muro di Berlino – dichiara Francesco Merloni, presidente della Fondazione Aristide Merloni – abbiamo voluto ospitare questa mostra su Václav Havel, stupenda figura di uomo che si è battuto per la libertà del suo popolo, prima da dissidente, più volte incarcerato, e poi da uomo delle istituzioni, come presidente della Repubblica cecoslovacca prima e Ceca dopo la separazione dei due paesi, dal 1989 al 2003. È impressionante rileggere oggi quell’esperienza e vedere come quel regime, che all’epoca ritenevamo inscalfibile, sia caduto senza violenza, grazie a manifestazioni assolutamente pacifiche».

Francesco Merloni

Secondo il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, «questa mostra ha il merito di ricordarci una parte importantissima della nostra storia moderna ed è per questo fondamentale coinvolgere le scuole, portando gli studenti a visitarla».

Il Rettore dell’Unica, Claudio Pettinari, avrebbe voluto ospitare in Ateneo, l’esposizione. «Ricordo, memoria e conoscenza sono legati in modo imprescindibile per poter leggere il presente e guardare al futuro».