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Fabriano

Fabriano e la filiera della canapa, Santarelli: «Uno dei nostri temi portanti»

Il progetto, denominato RECAGRI - acronimo che sta per Rete Canapa Agricola - propone in definitiva la coltivazione della canapa come una moderna chance economica per una produzione multifunzionale

La coltivazione della canapa

FABRIANO – Pubblico e privato insieme per dar vita a una rete tesa alla valorizzazione industriale della canapa. Il progetto, denominato RECAGRI – acronimo che sta per Rete Canapa Agricola – propone in definitiva la coltivazione della canapa come una moderna chance economica per una produzione multifunzionale.

La Regione Marche, tramite i fondi del Piano di Sviluppo Rurale, ha finanziato con circa 400mila euro un innovativo progetto proposto da un partenariato di soggetti pubblici e privati volto alla piena valorizzazione della canapa per un suo utilizzo no-food, oltre che per quello alimentare. In particolare l’iniziativa prevede la realizzazione di un impianto sperimentale che possa lavorare la fibra della canapa a beneficio del settore tessile, di quello della plastica, della bioedilizia e della carta.

A lavorare su questo progetto – con l’Azienda agricola Trionfi Honorati di Jesi come soggetto capofila – sono le Università Politecnica delle Marche e l’Università di Camerino, aziende dei settori produttivi interessati, la Confederazione Italiana Agricoltori, l’Enea e i Comuni di Fabriano e Jesi.

«L’idea nasce da due considerazioni di fondo: la prima è che la canapa può diventare una interessante coltura di rinnovo nel panorama delle rotazioni agricole marchigiane come lo era un tempo, la seconda è che, tolti semi e cime (le infiorescenze), il 90% della biomassa della canapa resta inutilizzato, mentre potrebbe diventare una ulteriore opportunità di reddito se opportunamente lavorata», evidenziano gli organizzatori.

Il prototipo che si intende sviluppare è un impianto di decorticazione multifunzionale a servizio di un areale di coltivazione medio piccolo. Le competenze degli enti universitari e di ricerca e l’interesse di alcune aziende marchigiane nella sperimentazione della materia prima che sarà fornita permetterà di sviluppare un piano di lavoro al termine del quale saranno diffusi i risultati raggiunti a beneficio di ulteriori aziende agricole o dei settori no-food interessati ad entrare in una delle filiere previste.

Il progetto, più in generale, si inserisce nel panorama dell’economia circolare, della filiera industriale corta e del rilancio dell’agricoltura regionale delle Marche. «Quest’ultima infatti negli ultimi anni attraversa notevoli difficoltà specialmente nelle aree interne e montane dovute ai cambiamenti climatici, alla riduzione di valore del prodotto finale, non ultimo ai fenomeni di depauperamento del suolo e al dissesto idrogeologico. La coltivazione della canapa può rappresentare dunque una valida alternativa ed integrazione alle colture tradizionali nel concetto di agro-industria ed uno spiraglio di salvezza per gli agricoltori, chiamati come soggetti direttamente coinvolti ed incentivata anche dalla realizzazione di un centro di lavorazione della fibra tutto marchigiano».

Più in particolare, la fibra di canapa, a seconda della sua lavorazione, può essere impiegata nell’industria tessile per abbigliamento, calzature e complementi di arredo, nella carta per la realizzazione di un prodotto a basso impatto ambientale, nella bioedilizia per mattoni, intonaci e isolanti, nel settore della plastica per biopolimeri.  Insomma, una varietà di opportunità che si aggiungono a quelle agroalimentare per olio, bevande, prodotti nutraceutici o farine e loro derivati e per olii ed estratti per cosmesi e farmaceutica.

I comuni di Fabriano e Jesi non intervengono direttamente nella fase operativa, ma hanno offerto il loro supporto istituzionale per sostenere questo progetto fortemente innovativo sotto il profilo economico e ambientale, dando la disponibilità di contribuire alla divulgazione delle conoscenze del progetto e dei risultati finali.

«Durante la campagna elettorale che ci ha portati alla guida del comune, questo argomento è stato uno dei nostri temi portanti. L’attivazione di questa filiera è fondamentale perché coinvolge più settori industriali», ha evidenziato il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli.

«È importante anche in questo momento di emergenza sanitaria, ci siano progetti che tendono a migliorare l’economia territoriale. I presupposti ci sono tutti con il ruolo dei due Comuni in qualità di facilitatori per dare un ritorno importante in questo settore», gli ha fatto eco il Primo cittadino di Jesi, Massimo Bacci.

«L’impianto sarà ubicato nel comune di Jesi, si sta verificando il sito ideale, non ci sono impianti uguali e funzionanti in Italia e, ovviamente, sarà il primo nelle Marche. I tempi di realizzazione del progetto: entro l’estate 2022 per iniziare a fare le sperimentazioni in campo», ha concluso l’assessore alle Attività produttive di Fabriano, Barbara Pagnoncelli.