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Fabriano

Fabriano: natura della coltellata accidentale e processo che non doveva neppure iniziare

L'episodio era avvenuto il 26 dicembre del 2017 e la donna era stata arrestata per lesioni personali nei confronti della figlia, trascorrendo anche molti giorni in carcere

Tribunale Ancona
Tribunale di Ancona

FABRIANO – Per difetto di querela, quindi l’azione penale non sarebbe dovuta neppure iniziare, e perché la ferita è stata provocata accidentalmente anche per via dello spazio angusto, finisce il procedimento nei confronti di una donna residente a Fabriano che era balzata agli onori della cronaca a seguito di una lite con la propria figlia. E, sembrava, in virtù di questa discussione, che l’avesse accoltellata all’addome. Ma la sentenza del giudice del Tribunale di Ancona ha riscritto la storia. A seguito di varie udienze, infatti, si è stabilita la natura “accidentale” della ferita. A causa degli spazi angusti e per un repentino atto di alzarsi da parte della figlia, la mamma – che stava tagliando la carne – non è riuscita a evitare l’impatto del coltello con l’addome della figlia. Non solo, poiché non è stata sporta querela, il Giudice del Tribunale dorico ha anche eccepito questo fondamentale aspetto, in base al quale, il procedimento penale non si sarebbe dovuto neppure azionare.

I fatti e la sentenza

La madre era stata arrestata e rinchiusa nella cella del carcere femminile di Pesaro-Urbino a Villa Fastiggi con l’accusa di lesioni personali. Mentre la figlia, soccorsa dal 118 dell’ospedale Engles Profili di Fabriano, era stata ricoverata nel presidio ospedaliero cittadino. Le sue condizioni erano presto migliorate ed era stata dimessa dopo alcuni giorni. Nel frattempo, la madre professava costantemente la propria innocenza. L’avvocato difensore della donna, Simone Molinelli, ha fatto il possibile per farla uscire, riuscendoci. Quindi, l’inizio del calvario giudiziario che si è concluso il 7 luglio scorso con la sentenza che ha stabilito – a seguito anche di Ctu – la natura accidentale della coltellata e, soprattutto, la mancanza di presentazione di querela che, di fatto, non doveva far partire proprio l’azione giudiziaria.

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