Fabriano, tre amici e il loro “Cammino di Santiago” in mountain bike

Protagonisti Sauro Verdini, impiegato Whirlpool di Melano, portacolori del gruppo ciclistico Avis di Sassoferrato, accompagnato da Remo Pandolfi di Genga e il fabrianese Franco Belardinelli

Un momento del Cammino della comitiva di Sauro Verdini

FABRIANO – Portare a termine il Cammino di Santiago de Compostela in mountain bike. Protagonisti dell’impresa Sauro Verdini, impiegato Whirlpool di Melano a Fabriano e portacolori del gruppo ciclistico Avis di Sassoferrato, al suo secondo “Cammino” consecutivo, accompagnato da Remo Pandolfi di Genga, Franco Belardinelli di Fabriano e David Busetti di Bergamo aggregatosi alla partenza al terzetto marchigiano.

«Siamo partiti da Fabriano in pulmino il 14 giugno, giorno del mio cinquantaseiesimo», racconta Sauro e poi partenza da Sant Jean Pied de Port sul versante francese dei Pirenei. Tappa dopo tappa Pamplona, Burgos, Leon fino a Santiago de Compostela e poi ancora direzione Finisterre, sull’oceano, il chilometro zero, passando attraverso il Cruz de Hierro, il punto più alto con 1500 metri. Il tutto attraverso quattordici tappe, 940 chilometri percorsi e un dislivello complessivo pari a 15.920 metri.

Un’avventura, conclusasi il 29 giugno a Finisterre e poi il 30 a Muxxia con il santuario sugli scogli, che Sauro ha raccontato e condiviso quotidianamente con video, fotografie, pensieri, emozioni ai suoi amici, sulla pagina del proprio profilo Facebook, in un diario di bordo fatto di ricordi indelebili.

Due settimane lontano dai familiari, seguendo la via dei pellegrini, per arrivare a Compostela, nella Galizia, luogo simbolo del popolo cristiano, nel santuario dedicato a San Giacomo il Maggiore, evangelizzatore di Spagna. «Si cerca di viaggiare nelle ore meno assolate per evitare la calura, la sera a letto presto per essere pronti la mattina successiva a macinare i chilometri programmati».

Puntino dopo puntino, di sosta, ristoro, pernottamento, incontrando tante persone, ognuna con la sua storia umana da raccontare, scritta sul proprio volto. Come l’incontro, rimasto impresso nei ricordi di Sauro con un ragazzo disabile spagnolo, con il quale ha percorso diversi chilometri.

«Un ragazzo che – racconta Sauro – affrontava il Cammino con un mezzo a batteria, progettato e costruito da lui e suo padre e quando gli ho chiesto se avesse trovato problemi sul percorso, mi ha risposto candidamente che i problemi veri li avrebbe trovati una volta tornato a casa, perché sul Cammino non ci sono». E oltre a essere entrato a far parte del popolo dei “camminanti”, Sauro si è portato a casa l’ambita “compostela”, il certificato rilasciato a tutti i pellegrini, che simboleggia l’espiazione dei propri peccati.

Una soddisfazione, in grado di trasformare la stanchezza e la fatica accumulata in quei giorni, oltre a ulteriori 2.500 chilometri in pulmino per tornare a Fabriano, in gioia e consapevolezza di aver superato i limiti e le paure che la vita normale di tutti i giorni cuce addosso, grazie anche alla gioia dello “stare insieme” con tanti viandanti, che si trasformano in momenti unici e importanti, da portare con sé nel proprio cuore e da narrare a tutti.

«Il sogno – conclude Sauro – sarebbe quello di fare questo viaggio, il più emozionante della mia vita, che mi ha fatto scoprire molto di me e degli altri, a piedi, insieme a mia moglie e prima dei sessant’anni, chissà».