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Fabriano

Don Umberto Rotili: nuova linfa a Fabriano

Per il sacerdote de la Misericordia, la parrocchia non può essere una mera entità geografica ma un punto di riferimento all’interno del quartiere contribuendo a renderlo vivo e vivace. Gruppi di ascolto, fiducia ai giovani e un pizzico di politica, la sua ricetta «Per tentare una rivoluzione». E in molti lo vorrebbero prossimo sindaco

Don Umberto con alcuni ragazzi

FABRIANO – «Io sono convinto che il prete debba stare in mezzo alla gente per portarla a Cristo. Per questo la parrocchia non può essere una mera entità geografica, ma un punto di riferimento all’interno del quartiere, contribuendo a renderlo vivo e vivace». Parole e musica di don Umberto Rotili, 40 anni, parroco della più popolosa chiesa di Fabriano, la Misericordia. Don Umberto non si è spaventato di fronte a questo compito, ma ha cercato di dare nuova linfa. L’emergenza scaturita dal terremoto, che dal 24 agosto scorso continua a far sentire ancora i suoi effetti su molte realtà, paradossalmente gli ha dato una mano per rafforzare la sua opera.

«La zona della Misericordia è simile ad un dormitorio rispetto a molte altre realtà e, quindi, ho pensato che fosse il caso di porre le basi per tentare una rivoluzione. Non da solo, sarebbe stato sciocco, ma insieme». I corsi parrocchiali si sono moltiplicati, così come le iniziative rivolte a tutte le età. «A seguito del terremoto, molte associazioni hanno chiesto ospitalità perché le loro sedi hanno subito danni. Grazie a Dio, noi abbiamo a disposizione molti locali e, soprattutto, non abbiamo avuto danni rilevanti. Ho aperto volentieri la nastra casa», conferma don Umberto.

Quindi, le offerte sono aumentate ancora di più: corso biblico, gruppi di ascolto per adolescenti, gruppo del dopo cresima, azione cattolica e corso di teatro, per mettere in scena i musical che tanto successo di pubblico hanno ottenuto in questi anni; inoltre attività ludiche, come il corso di chitarra, di pianoforte e di cucito, ballo latino americano, balli popolari e da sala, prove del coro di giovani fabrianesi, ginnastica terza età, laboratori creativi dell’ambito 10, un gruppo di donne che socializzano alla luce della parola di Dio. Infine gruppo di associazione giovani, come quello di universitari, ora costretti a studiare a distanza in seguito ai danni provocati dal dal sisma, o il circolo sociale sia maschile che femminile, per quei ragazzi che, dopo il terremoto, preferiscono stare in compagnia.

«Abbiamo anche dato ospitalità alla stagione della musica da camera che normalmente andava in scena al ridotto del Teatro Gentile. Lo stesso dicasi per il corso del teatro del Bagatto tenuto da Laura Trappetti. È bello che la parrocchia sia sempre viva dalla mattina alla sera. Attraverso questa ospitalità, vengono conosciute anche tutte le nostre attività parrocchiali. Ed effettivamente c’è stato un aumento di partecipanti».

Ed il fattore tempo? «Sicuramente il lavoro si moltiplica, ma ho tanti collaboratori e li ringrazio per tutto quello che fanno». Molti di questi collaboratori sono giovani. Don Umberto è identificato, anche perché favorito dal punto di vista anagrafico, come il prete dei giovani. «Ho 40 anni a breve e con i giovani mi trovo benissimo. I giovani sono frutto degli adulti di ieri e spesso sono poveri di ideali e valori. Gli adulti hanno smesso di essere un modello e questo è un male, ma ho notato che i giovani sono disposti ancora a mettersi in gioco, basta superare il velo di diffidenza che esiste. Gli adulti non hanno fiducia ed i giovani lo capiscono. Io concedo loro la fiducia, fino a prova contraria, e delegando spesso, ho notato che, se valorizzati, i giovani danno sempre tanto. È faticoso, ma ricevo tante soddisfazioni».

In molti vorrebbero don Umberto prossimo sindaco di Fabriano. Tutto è iniziato su Facebook dove tantissimi sostenitori nel giro di pochi minuti hanno espresso questo desiderio. «Io sindaco? Per fortuna non è possibile. Umanamente parlando mi potrebbe anche allettare, sempre che si possa operare con la massima libertà. Ma il problema, per mia fortuna, non si pone. Il mio essere prete rappresenta ciò che voglio fare».

Nonostante questo suo stop alla vita politica cittadina, il parroco della Misericordia non si tira indietro nella vita sociale comunale a più largo spettro. È stato, infatti, indicato quale presidente del Forum delle Associazioni. E la sua disamina è puntuale e chirurgica, e non risparmia stoccate alla classe politica cittadina. «Si nota una certa stanchezza del Comune per via dei noti motivi finanziari. Credo che ci si stia affidando un po’ troppo alle associazioni che invece vorrebbero una compartecipazione maggiore da parte dell’Ente comunale. La città non si può reggere solo sul volontariato. Senza l’autotassazione dei commercianti per le luminarie e per altre iniziative, ci sarebbe stato un Natale molto triste in città.

Accanto, infatti, alla preoccupazione e paura per lo sciame sismico che si sta protraendo da molti mesi, una città non colorata ed addobbata a festa, avrebbe acuito ancor di più il disagio sociale. Anche durante le Messe si nota questo scoraggiamento di fondo. Penso che ci sia tanta volontà di fare, tante persone si sono messe in gioco, anche a costo zero, ma non si può prescindere dal ruolo del Comune».

Questo anche perché la crisi economica che sta attanagliando da anni la città di Fabriano non sembra avere una fine. «Noto che le persone vivono una grande difficoltà interiore, che si manifesta con una certa povertà spirituale che porta a separazioni, violenze domestiche, minando nel profondo il ruolo della famiglia che sta molto soffrendo e per la quale bisogna pregare costantemente. Bisogna ascoltare, sono tantissime le direzioni spirituali che mi vengono richieste, veramente molte.

Altra emergenza è la situazione economica che porta le persone a sentirsi inutili per via della mancanza del lavoro. Anche per questo, la consueta iniziativa natalizia della Misericordia si è deciso di rivolgerla alle povertà parrocchiali. Sarebbe sembrato un controsenso pensare a luoghi lontani da noi, quando il povero è dietro la nostra porta».