Fabriano, crisi economica e occupazionale: le bacchettate della Confcommercio

«Se vogliamo veramente ottenere la zona franca o il riconoscimento di area di crisi complessa occorre un lavoro sinergico e strutturale, basta con gli spot o a fasi sporadiche». È categorico il presidente della sezione cittadina, Mauro Bartolozzi

Mauro Bartolozzi

FABRIANO – «Se vogliamo veramente ottenere la zona franca o il riconoscimento di area di crisi complessa occorre un lavoro sinergico e strutturale, basta con gli spot o a fasi sporadiche». È categorico il presidente della sezione di Fabriano della Confcommercio, Mauro Bartolozzi.

In effetti, è da anni che si cerca di ottenere qualche istituto particolare per far fronte alla perdurante crisi economica che attanaglia il territorio. Oltre dieci anni dall’inizio della conclamata crisi dell’allora Antonio Merloni, datata ottobre 2008. «Come Confcommercio e commercianti del centro storico più di sei anni fa siamo andati in Regione per chiedere questo riconoscimento. Chiedemmo una zona franca, ci accolsero con sufficienza perché a Fabriano avevamo un reddito medio superiore ad altre zone della Regione. Inutilmente cercammo di far capire che era una media per certi versi falsata. Ora si torna a parlarne, ma sempre in momenti sporadici, non c’è mai stata una chiara volontà di perseguire in concreto questa strada», il pensiero del numero uno di Fabriano della Confcommercio.

E così facendo si rischia di spaventare anche potenziali investitori. «Eppure, siamo in una situazione geografica invidiabile essendo al centro dell’Italia; le strade dovrebbero essere completati entro pochi mesi; purtroppo ci sono tanti spazi liberi, intesi come locali, che quindi determinano un calo degli affitti; il personale – spesso giovane – che ha un grande spirito di sacrificio e adattamento. Le ultime notizie provenienti dalle grandi aziende, però, non aiutano. Gruppo Fedrigoni, JP Industries, Whirlpool, sono tante realtà che sembrano mirare solo ad aiuti statali e a firmare piani industriali che poi, puntualmente, vengono disattesi. Credo che anche la politica, a tutti i livelli, debbano fare meglio la loro parte. Di Fabriano sembra che non si parli più, non è giusto. I dati della disoccupazione, oltre 6mila, sono allarmanti per la coesione sociale. C’è la completa sfiducia e anche i servizi, a esempio quelli sanitari, acuiscono queste problematiche», la disamina che tende a spezzare il fiato.

«Dobbiamo pretendere da tutte le forze politiche una strategia complessiva, guardiamo la luna non il dito. Dobbiamo fare qualcosa al più presto. Non abbiamo più anni o mesi a disposizione, ma giorni. Ci rendiamo conto di quanti giovani vanno via? Sono le famiglie stesse che spingono i figli a lasciare Fabriano. Questo significa che il declino rischia di diventare strutturale. Dobbiamo rendere il nostro territorio attrattivo non solo per il comparto industriale, ma anche per quello commerciale, turistico e di tanti altri settori. Quindi, cerchiamo di proporci come fronte unico e compatto, portando – conclude Bartolozzi – un progetto organico e strutturato che non possa non essere preso in considerazione da chi deve decidere, politica in primis».