Caso JP Industries, Fiom: «Occorre portare la vertenza da territoriale a nazionale»

«Salvare l'azienda significa salvare il territorio di Fabriano e un settore strategico del sistema industriale nazionale», spiegano il segretario del sindacato dei Metallurgici di Ancona, Pierpaolo Pullini, e il segretario generale Tiziano Beldomenico

Pierpaolo Pullini

FABRIANO – Portare la vertenza JP Industries di Fabriano a un livello di attenzione nazionale perché rappresenta un’eccellenza del made in Italy dell’elettrodomestico.

A chiederlo, in una nota congiunta, sono il segretario della Fiom Ancona, Pierpaolo Pullini, responsabile del territorio di Fabriano e il Segretario generale Tiziano Beldomenico. «Salvare la JP Industries significa salvare il territorio di Fabriano e un settore strategico del sistema industriale nazionale», scrivono dalla Fiom che richiama tutti gli attori della vertenza alle proprie responsabilità.

L’apertura della procedura concorsuale da parte della JP Industries detta i tempi per la risoluzione di una vertenza territoriale che ormai va avanti da anni, da quando cioè l’imprenditore cerretese, Giovanni Porcarelli, ha acquistato il comparto bianco della ex Antonio Merloni costituito dagli stabilimenti di Fabriano di Santa Maria e Maragona, e da quello umbro di Gaifana, riassumendo 700 operai equamente distribuiti fra Marche e Umbria, oggi ridotti a circa 620.

«La Fiom di Ancona ritiene fondamentale che la gestione sia organica e riguardi tutte le istituzioni, da quelle territoriali a quelle nazionali, per verificare e individuare le migliori soluzioni possibili, nell’interesse di tutti: quello delle lavoratrici e dei lavoratori che ormai vengono da anni di speranze tradite e disattese, quello del territorio che non può permettersi di perdere ulteriori posti di lavoro, quello nazionale in quanto l’elettrodomestico deve diventare un settore strategico dell’industria e la JP Industries rappresenta la produzione di eccellenza che ha reso il Made in Italy famoso nel mondo».

La Fiom richiama tutti alle proprie responsabilità. «L’imprenditore deve dare seguito a quanto dichiarato al Ministero dello Sviluppo economico, anche modificando il proprio piano industriale sulle base di quanto richiesto, di onorare tutti i debiti dell’azienda, a iniziare dalle sei mensilità arretrate, e di salvaguardare i livelli occupazionali».

E alle istituzioni nazionali e regionali chiede: «Di convocare al più presto un incontro con la Regione, in attesa della nuova convocazione ministeriale, per la costituzione di un monitoraggio specifico e continuo della vertenza, che possa essere propedeutico alla convocazione di un tavolo di crisi regionale permanente con le confederazioni sindacali, il cui insediamento riteniamo sia irrimandabile».