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Economia

Ubi Banca a passi veloci dentro Intesa Sanpaolo: 5000 uscite volontarie, 2500 assunzioni

Sindacati del credito e Intesa hanno firmato il protocollo per l’avvio dell’integrazione dei lavoratori del gruppo Ubi. Siglato anche l'anche l'accordo Ips-Bper per la cessione di 532 sportelli

Il centro direzionale di Fontedamo di Ubi Banca
Jesi, il centro direzionale di Fontedamo di Ubi Banca

Procede a passi veloci l’integrazione tra Intesa SanPaolo e gruppo Ubi. Oggi, Bper e Intesa Sanpaolo hanno concordato le modalità per il closing del trasferimento dei 532 sportelli acquisiti da Bper, in modo da consentire la migrazione tecnica ed amministrativa. In dettaglio, informa una nota, le parti hanno individuato come periodo la seconda metà di febbraio 2021 per quanto concerne le filiali di Ubi Banca e il secondo trimestre 2021 per quanto concerne il trasferimento delle filiali di Intesa Sanpaolo. Contestualmente all’accordo, il Cda di Bper ha dato il via libera all’aumento di capitale da 802,25 milioni di euro finalizzato all’acquisizione degli sportelli che Intesa Sanpaolo cederà all’istituto modenese. La cessione delle filiali è stata richiesta nei mesi scorsi dall’Antitrust come condizione per il via libera all’offerta pubblica di acquisto e di scambio che ha consentito ad Intesa Sanpaolo di acquisire la totale proprietà di Ubi.

Gaetano Miccichè

Altri passaggi importanti saranno il 5 ottobre,quando il titolo Ubi, con Intesa socia al 100%, sarà revocato dalla quotazione in Borsa; il 15 ottobre è convocata l’assemblea dei soci di Ubi banca per la nomina del nuovo Cda e del nuovo Comitato per il Controllo sulla Gestione. A gestire la fusione di Ubi Banca in Intesa Sanpaolo saranno Paolo Maria Vittorio Grandi in qualità di nuovo presidente e Gaetano Miccichè (nella foto) quale nuovo consigliere delegato e direttore generale.

Per quanto riguarda i lavoratori, questa notte è stato raggiunto l’accordo tra sindacati del credito e Intesa Sanpaolo con la firma del protocollo per l’avvio dell’integrazione del gruppo Ubi in ISP, accordo che prevede 5.000 uscite volontarie a fronte di 2.500 assunzioni. Le uscite saranno scaglionate dal 2021 al 2023, mentre le assunzioni saranno effettuate entro il 2023. Le assunzioni, nel dettaglio, saranno realizzate entro il 31 dicembre 2023. L’accordo consente anche l’utilizzo delle norme relative a “Opzione donna” e “Quota 100”. I lavoratori Ubi che saranno ceduti a Bper, anche loro, se lo vorranno, potranno accedere al piano delle uscite. «La firma dell’accordo, in largo anticipo rispetto alla scadenza di fine anno originariamente prevista, evidenzia l’efficace progressione del processo di integrazione», fa sapere Intesa Sanpaolo in una nota stampa.

Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo

Carlo Messina, consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, ha così commentato l’accordo firmato questa notte dal Gruppo con le Segreterie nazionali e le delegazioni di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin: «L’accordo siglato oggi, dopo un negoziato rapido ed efficace, permette di raggiungere un risultato basato, per entrambe le parti, sulla volontà di tutelare l’occupazione, di favorire lo sviluppo professionale delle persone, di rispettarne le aspirazioni. In un quadro generale segnato da una notevole complessità, confermiamo l’assunzione – a tempo indeterminato – di 2.500 giovani. I nuovi ingressi potranno sostenere la crescita del Gruppo e le sue nuove attività; presteremo attenzione particolare al sostegno alle nostre reti territoriali e alle zone svantaggiate del Paese. Il nostro grazie va alle sigle sindacali per il rapporto solido e costruttivo stabilito negli anni: una volta di più ha portato a risultati positivi per l’occupazione e alla conferma dei piani di sviluppo di Intesa Sanpaolo, rafforzati sin da ora dalle competenze e professionalità delle persone provenienti da UBI, nella prospettiva di un’ulteriore affermazione della propria leadership in Europa».

Soddisfatte le organizzazioni sindacali, che hanno illustrano i dettagli dell’accordo. Gli ingressi, spiega la Fabi, saranno effettuati «con attenzione al supporto alla rete chiesta dal sindacato e alle zone svantaggiate del Paese, alla stabilizzazione dei tempi determinati in servizio alla data di firma dell’accordo e ai lavoratori collocati nella Sezione emergenziale del Fondo di solidarietà di settore». Per quanto riguarda le uscite, che saranno gestite con pensionamenti e prepensionamenti solo su base volontaria, è prevista una dettagliata tabella di marcia che tiene conto della maturazione dei requisiti pensionistici in relazione al quale andrà presentata la domanda entro precisi termini. «Siamo soddisfatti – ha commentato il segretario nazionale della Fabi Giuseppe Milazzo -. Abbiamo creato le migliori condizioni per gestire l’integrazione del gruppo Ubi in Intesa. Non ci sono ricadute sociali né sulle condizioni di lavoro di alcun genere, ma abbiamo gettato le basi per lo sviluppo professionale ed economico del lavoratori di tutto il nuovo gruppo». «Infine – ha concluso – abbiamo prestato la massima attenzione verso i lavoratori Ubi che saranno ceduti a Bper, anche loro, se lo vorranno, potranno accedere al piano delle uscite».

Per Fisac Cgil, «l’intesa raggiunta sancisce inoltre il diritto all’uscita anche ai colleghi che rientreranno nel perimetro delle cessioni di ramo d’azienda, quali la cessione a Bper, assicurando pari diritti a tutto il personale del nuovo Gruppo. Valutiamo positivamente questo primo accordo di integrazione del Gruppo Ubi in Intesa Sanpaolo e riteniamo importante aver assicurato volontarietà per le uscite e solidarietà intergenerazionale con 2.500 nuove assunzioni, ribadendo l’attenzione al supporto delle filiali e alle zone svantaggiate del Paese.

Per i segretari nazionali First Cisl Domenico Iodice e Mauro Incletolli, l’accordo di uscita con Intesa Sanpaolo sulla fusione Ubi «persegue la salvaguardia occupazionale anche per i dirigenti e una maggiore sostenibilità dei carichi di lavoro, grazie al ricambio generazionale. Per quanto riguarda le nuove assunzioni abbiamo chiesto inoltre che sia riservata particolare attenzione al personale assunto a tempo determinato». «Siamo soddisfatti – commentano Caterina Dotto e Giuseppe Cassella, segretari di gruppo di First Cisl in Intesa Sanpaolo e in Ubi – perché abbiamo dato certezza di diritti alle 1.197 domande in sospeso (925 Isp e 272 Ubi), eccedenti rispetto alle uscite all’epoca preventivate dalle due banche. Le domande dovranno essere ripresentate, alle condizioni del nuovo accordo, che riguarda l’intero perimetro del Gruppo Intesa Sanpaolo, ma avranno priorità. Le 5mila uscite previste saranno scadenzate con l’accesso sia a pensione diretta, incluse quota 100 e opzione donna, sia al fondo esuberi di settore».   

«È il primo step di questa importante operazione all’interno del sistema bancario che porterà il gruppo Intesa Sanpaolo a consolidarsi e rafforzarsi e, al contempo, costituisce un maggior sostegno per l’economia del Paese», fa sapere la Uilca Uil con i segretari nazionali Mariangela Verga e Giuseppe Bilanzuoli. «L’intesa raggiunta soddisfa le aspettative del sindacato e rappresenta una grande opportunità per il Paese, soprattutto in questo periodo di crisi occupazionale accentuato e reso più duro dalla pandemia che stiamo attraversando». 

«Con l’intesa siglata viene garantita la volontarietà delle uscite dei colleghi che maturino i requisiti e il ricambio occupazionale in rapporto uno a due con contratto a tempo indeterminato». Così i segretari nazionali Unisin-Confsal, Alessandro Casagrande e Valerio Fabi, presenti alla trattativa.