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Economia

Opas Intesa Sanpaolo-Ubi Banca, le preoccupazioni di Cna: «Nelle Marche istituti di credito sempre più lontani dalle imprese»

La conquista di Ubi da parte di Intesa è stata genericamente ben accolta a livello nazionale negli ambienti finanziari, della politica e dell'imprenditoriale, ma dalle Marche emergono ora anche preoccupazioni

Il centro direzionale di Fontedamo di Ubi Banca
Jesi, il centro direzionale di Fontedamo di Ubi Banca

Cosa succederà ora? Dopo il successo della scalata di Intesa SanPaolo a Ubi Banca, con l’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio di azioni) che già il 28 luglio – con due giorni di anticipo sul termine previsto del 30 luglio – veleggiava verso valori tali da garantire il pieno controllo dell’istituto di credito bergamasco, la banca guidata da Carlo Messina guarda alle tappe dei prossimi giorni.

Stasera 30 luglio, dopo la chiusura di Borsa, saranno resi noti i dati provvisori dell’adesione. Entro il 4 agosto Intesa Sanpaolo comunicherà i risultati definitivi dell’offerta. Il 5 agosto ci sarà il pagamento del corrispettivo agli azioni di Ubi che hanno aderito all’offerta. Sarà affrontato a settembre il tema della nuova governance di Ubi Banca.
Dai rumors degli ultimi giorni, Victor Massiah potrebbe annunciare già il 3 agosto, in occasione dell’approvazione dei conti del semestre, la decisione di lasciare la guida di Ubi Banca. La cessione delle filiali di Ubi a Bper (532 in tutta Italia, di cui una sessantina forse nelle Marche) potrebbe avvenire entro dicembre, così da arrivare all’assemblea della fusione ad aprile 2021 in contemporanea ai conti annuali.
Non è un cronoprogramma ufficiale, ma è ciò che sta emergendo in questi giorni dagli ambienti cosiddetti “vicini al dossier”.

La conquista di Ubi Banca da parte di Intesa Sanpaolo è stata genericamente ben accolta, a livello nazionale, negli ambienti finanziari, della politica e dell’imprenditoriale, ma dalle Marche emergono ora anche alcune sollecitazioni.
La nostra regione, a differenza di altre in Italia (specialmente nel nord), non ha primeggiato per dubbi e richieste di chiarimenti, e nel silenzio generale ha fatto pertanto parecchio rumore – pochi giorni fa – la posizione del sindaco di Jesi, Massimo Bacci, che in un post su Facebook ha fatto sapere di aver rappresentato ad Intesa le esigenze di un territorio che ha già «pagato a carissimo prezzo la fine di Banca Marche, in termini di sportelli e personale, affidamenti e prestiti»; Bacci ha evidenziato che l’operazione potrebbe essere «una opportunità per le Marche», ma da condividere «con le parti in causa: istituzioni, tessuto produttivo, parti sociali e il personale bancario».
Alla sollecitazione aveva risposto pubblicamente Intesa Sanpaolo tramite Stefano Barrese responsabile della Divisione Banca dei Territori, con rassicurazioni in merito ai livelli occupazionali, al sostegno del tessuto imprenditoriale, e alla «volontà  di creare nelle Marche  nuovi importanti centri operativi a supporto delle attività generali del gruppo avvalendoci delle professionalità oggi presenti in Ubi».

Di «istituti di crediti sempre più lontani dalle imprese, nelle Marche», parla oggi la Cna regionale, ricordando che «nel 2019 i prestiti alle imprese marchigiane da parte del sistema bancario, sono scesi del 2,6 per cento e del 3,1 per cento alle piccole imprese. Un calo, quello dei prestiti alle piccole imprese, che è proseguito anche nei primi tre mesi del 2020 (-3,1 per cento) e ancora di più ad aprile (-5,9 per cento)». I dati sono quelli forniti da Banca d’Italia, elaborati dal Centro Studi Cna Marche.

Otello Gregorini, segretario Cna Marche

Il segretario Cna Marche Otello Gregorini scrive quindi che «in pochi anni il sistema del credito marchigiano ha perso la direzione territoriale di Veneto Banca, poi Banca Marche è stata acquisita da Ubi.  Ora, con il successo dell’Opas di Intesa San Paolo su Ubi, si profila la chiusura della direzione territoriale di Ubi a Jesi e di diversi sportelli nelle Marche. Il risultato? Banche sempre più lontane dal sistema produttivo regionale e una costante diminuzione dei prestiti erogati agli artigiani e alle piccole imprese». Nel problematico contesto economico regionale, Gregorini sostiene che «l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa San Paolo, rischia di rendere ancora più difficile l’accesso al credito per artigiani e piccole imprese, in una regione, come le Marche, dove rappresentano il 95 % del sistema produttivo»

Cosa fare? «Auspichiamo che Intesa Sanpaolo riveda l’annunciata decisione di chiudere la direzione territoriale dell’Esagono a Jesi, quale segnale di interesse per il territorio marchigiano e per gli imprenditori che vi operano, i quali hanno bisogno di un interlocutore nella regione, che si confronti con il sistema economico, i Confidi, le associazioni di categoria e le istituzioni marchigiane. Un interlocutore potrebbe diventare anche BPER, che acquisirà diversi sportelli di Ubi nelle Marche e che, puntando a diventare banca del territorio, potrebbe aprirvi anche una Direzione Territoriale. In mancanza di risposte adeguate si potrebbe pensare anche a costituire una banca dei marchigiani, mobilitando imprenditori e Confidi», conclude il segretario regionale della Cna.

Roberto Mancini, candidato alle elezioni regionali con “Dipende da noi”

Ieri è entrata nel merito anche Dipende da noi, la formazione di sinistra che intende partecipare alle regionali con Roberto Mancini candidato presidente. In una nota stampa, l’associazione ha fatto sapere che «l’acquisizione da parte di Banca Intesa del gruppo Ubi (istituto bancario che nelle Marche ha acquisito la rete di sportelli e il personale di Banca Marche) è un’operazione che, concentrando ancor più il sistema bancario, porterà inevitabilmente con sé una “razionalizzazione” che implica chiusura di sportelli e ulteriore riduzione di personale». «Già la vicenda di Banca Marche – si legge nel comunicato – aveva segnato l’assenza totale del governo regionale, il quale non ha saputo esercitare un ruolo volto ad una soluzione che avesse l’interesse pubblico e il territorio tra gli obbiettivi del salvataggio, indicando clausole e impegni. Ora si sta ripetendo la stessa cosa, come se la ristrutturazione del sistema del credito fosse sempre solo un fatto privato. Noi sosteniamo che in questo campo è urgente un protagonismo della Regione sia per garantire al sistema economico regionale un accesso al credito sicuro e giusto, sia per mettere in campo autonomamente azioni di sostegno creditizio a quei settori dell’economia marchigiana che, spesso, sono marginalizzati dalle logiche di mercato. Senza un vero sistema regionale e un contrappeso pubblico anche nel settore del credito, un’economia come quella delle Marche soffrirà ancor più per l’onda lunga della crisi e, soprattutto, saranno impedite quelle iniziative di nuova economia che sono state molte volte la carta vincente dell’imprenditoria diffusa della nostra regione».

«Sin d’ora è necessario rilanciare e riqualificare l’azione di una società regionale come la Svim – scrive ancora Dipende da noi -. Serve soprattutto il protagonismo progettuale dell’esecutivo regionale, che deve lucidamente indicare le linee di convergenza tra i soggetti economici marchigiani verso una trasformazione profonda del modello produttivo e distributivo, in modo che possa rispondere ai bisogni dei cittadini e del territorio».