La Traviata apre la stagione lirica delle Muse. Nel cast giovani talenti

L'opera andrà in scena il 20 settembre, con replica il 22 settembre. Il nuovo allestimento in co-produzione con un’importante Istituzione coreana, Daegu Opera House e IMG Artists: è la prima volta che si realizza una collaborazione tra la Fondazione anconetana e una dell’estremo oriente

Cast de La Traviata

ANCONA – La Traviata di Giuseppe Verdi aprirà la stagione lirica 2019 del teatro delle Muse venerdì 20 settembre alle ore 20.30, con replica domenica 22 settembre alle ore 16. L’opera in tre atti, tratta dalla pièce teatrale “La Dame aux camèlias” di Alexandre Dumas figlio, sarà affidata al direttore d’orchestra Andrea Sanguineti. La regia è di Stefania Panighini, le scene sono di Andrea De Micheli, i costumi di Veronica Pattuelli, le luci di Michele Cimadomo.

Il nuovo allestimento dell’opera verdiana è realizzato in co-produzione con un’importante Istituzione teatrale coreana, Daegu Opera House e IMG Artists: è la prima volta che si realizza una collaborazione tra il Teatro delle Muse e un Teatro dell’estremo oriente. Nel cast molti giovani talenti (personaggi e interpreti): Violetta Valéry Francesca Sassu, Flora Bervoix Beatrice Mezzanotte, Annina Elena Sizova, Alfredo Germont Jay Kwon, Giorgio Germont Angelo Veccia, Gastone Saverio Pugliese, Il barone Douphol Gianni Giuga, Il marchese d’Obigny Jenisbek Piyazov, Il dottor Grenvil Davide Procaccini, Giuseppe_Servo di Violetta Alessandro Pucci, un commissionario Bruno Venanzi, un domestico di Flora Gianluca Ercoli.

Attorno a Violetta Valery – la Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio, che racconta di una donna in carne ed ossa, Alphonsine Plessis – c’è la Parigi non ancora Ville Lumière ma già capitale del mondo artistico e intellettuale, capace di fabbricare miti e di distruggerli tra le spire di una vita febbrile. Lo sguardo di Stefania Panighini, regista, coglie Violetta rinchiusa tra le mura di un “hortus conclusus”, un giardino in cui fiorisce un amore destinato troppo presto a sfiorire. Le scene di Andrea De Micheli e i costumi di Veronica Pattuelli s’illuminano dei bagliori della notte parigina, accarezzando le forme e le fogge di un Ottocento che si avvia ad una crepuscolare conclusione. Stefania Panighini ha recentemente firmato la regia di Rinaldo di Händel a Tenerife, dove aveva già realizzato Hänsel e Gretel di Humperdink; ha messo in scena Orlando al Theater an der Wien di Vienna, La Bohème e Madama Butterfly a Trapani, Il barbiere di Siviglia a Savona.

Presentazione de La Traviata che andrà in scena al teatro delle Muse

Sul podio dell’Orchestra Sinfonica “G.Rossini” sale un giovane direttore italiano, Andrea Sanguineti, che ha affinato a Vienna il suo talento, avviando una luminosa carriera nei teatri tedeschi – Lipsia, Hannover, Würzburg, Duisburg, Essen – e austriaci – Graz. È il suo primo Verdi in Italia, dove ha diretto Elisir d’amore a Novara e due partiture di ascendenza viennese: Pipistrello di Strauss a Catania e Vedova allegra di Léhar a Piacenza e Catania. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” sarà diretto da Davide Dellisanti. La Compagnia di canto schiera un gruppo di giovani che vantano notevole esperienza verdiana, a cominciare da Francesca Sassu – che il pubblico anconetano ricorda come applaudita Micaela nella Carmen del 2017 – Violetta alla Fenice di Venezia e al Petruzzelli di Bari. Accanto a lei, Alfredo sarà Jay Kwon, il tenore coreano di educazione italiana (ha frequentato l’Accademia del Teatro alla Scala), che si è rivelato come protagonista del Don Carlo alla Daegu Opera House, lo scorso anno.

Presta a Germont padre un timbro nobile e la sua raffinata esperienza il baritono Angelo Veccia, interprete verdiano in importanti teatri europei: ha interpretato questo ruolo a Zurigo, Lione e Bologna; nel 2018 è stato protagonista di Rigoletto a Jesi e nei Teatri del circuito lombardo, dove nel prossimo autunno sarà Macbeth. Beatrice Mezzanotte – mezzosoprano uscita dall’Accademia rossiniana del ROF – Jenisbeck Pyiazov – basso uzbeko proveniente dall’Accademia Lirica di Osimo – Gianni Giuga, Saverio Pugliese, Davide Procaccini, Alessandro Pucci, Bruno Venanzi, Gianluca Ercoli completano il cast.

Come di consueto è previsto l’appuntamento con la guida all’opera al Ridotto del Teatro delle Muse domenica 15 settembre, alle ore 11 a cura del critico musicale Fabio Brisighelli. La guida all’opera è ad ingresso libero. Con l’occasione sarà già possibile acquistare il libretto di sala (gratuito per gli abbonati). I prezzi degli abbonamenti e dei biglietti restano invariati. La campagna abbonamenti è in corso. I biglietti singoli delle due opere sono in vendita. Biglietteria Teatro delle Muse: 071 52525 –biglietteria@teatrodellemuse.org. Orario della biglietteria da martedì 17 settembre: dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 13.30 e nei pomeriggi di giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 19.30.

NOTE DELLA REGISTA STEFANIA PANIGHINI
Violetta e le altre

Stefania Panighini

L’hortus conclusus medievale era il luogo dove la natura, chiusa in uno spazio artificiale, si credeva ritrovasse la sua purezza primigenia. Qui diventa un giardino dello spirito, metafora dell’esistenza umana, dove fiorisce e sfiorisce una donna, che con molti nomi, passa dalla vita reale alla letteratura, alla musica, per fissarsi nell’immaginario collettivo come un archetipo della femminilità, e (per dirla con Levi Strauss) nella composizione caleidoscopica delle sue varianti, diventare mito.

La Violetta di Verdi riecheggia costantemente della storia (vera) di Alphonsine, una bambina troppo presto diventata donna, che all’interno della vicenda, che Piave ricalca magnificamente da romanzo e dramma di Dumas, s’inserisce come un racconto in prima persona, accorato e irriverente, della protagonista.

«Freddo, fa molto freddo. La nebbia non permette di vedere lontano e mi avvolge in una densa coltre. La chiatta sul fiume indugia lenta e mi porta via da casa. Ma quale casa? Mi chiamo Alphonsine, vengo dalla Normandia, mia madre è morta, mio padre mi ha venduta. Ho solo 14 anni, ma so cavarmela da sola: da qualche anno ormai ho capito che un sorriso, anche il più innocente, apre ogni porta. Come vedete il mio passato mi accusa già! Questa chiatta mi porta a Parigi, lì nasco un’altra volta: Marie è il mio nuovo nome, faccio la commessa in un negozio di ombrelli, ma io voglio essere quella che compra, non quella che vende. Sfoggio ancora il mio sorriso, forse funziona: sì funziona ancora, anzi funziona molto meglio. Finalmente posso inventare per me una vita nuova: in Normandia a stento sapevo scrivere il mio nome, ora ho una biblioteca tutta mia, ho imparato a suonare il pianoforte (e per ironia della sorte Liszt perderà la testa per me), danzo con grazia il valzer a due tempi, cavalco all’amazzone al Bois de Boulogne, ho un palco riservato a teatro e accolgo nel mio salotto i più influenti uomini di Francia. Il mio sorriso ha comprato tutto questo, ma soprattutto ha comprato la mia libertà, e la libertà non ha prezzo.

Ho 17 anni la mia pancia si sta gonfiando, un figlio non ci voleva, fortunatamente non l’ho nemmeno visto, come è nato l’hanno portato via. Mi ha lasciato un corpo debole, il mio volto è pallido e scavato, talvolta mi manca il fiato, ma mi dicono che il mio sorriso, per questo, valga ancora di più. Da tempo non respiro aria buona, mi rinchiudo in queste fredde stanze, dove nemmeno i fiori profumano: no le camelie, pur essendo bellissime, non hanno alcun profumo. Ho 22 anni e lo sguardo perso nel vuoto, sento lontano il vorticare della musica da ballo, il tintinnare dei bicchieri, i miei ospiti che mi chiamano a gran voce. Non sono lontani, sono intorno a me, ma questo mondo che mi sono creata, non mi interessa più, voglio andare via.

Soffre il mio corpo, da tempo non esco di casa, ma la mia anima non smette di rifiorire, di volta in volta in modo diverso, inarrestabile e propulsiva.Aristocratica, inarrivabile, sfuggente. Borghese, docile, campestre. Eroica, statuaria, immortale. Scegliete voi, io sono libera e posso essere ognuna di queste donne. Il passato mi accusa ancora, voi che state lì a guardare mi accusate ancora: ogni sera in un teatro del mondo si racconta la mia storia, o meglio quel che resta della mia vera storia. Vi scandalizzate ancora oggi del mio modo di vivere: una prostituta, mantenuta, cortigiana o puttana che dir si voglia, pronta ad essere redenta, per diventare l’angelo che tutti voi vorreste avere come figlia. Guardate piuttosto alla mia libertà, alla mia cultura, alla mia ambizione, al mio coraggio e soprattutto alla mia emancipazione: non so se per voi oggi sia più facile, ma l’indipendenza e la libertà non sono mai state scontate per me.

Mi chiamo Alphonsine, mi chiamo Marie, mi chiamo Marguerite, mi chiamo Violetta, mi chiamo Camille, mi chiamo Satine: non importa più il passato, oggi e per sempre sono una donna e tutte le donne»