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Cultura

Valanga di premi internazionali per il videoclip ‘made in Jesi’ di And The Bear, regia di Bruno Carletti

Sta spopolando tra festival e competizioni internazionali il videoclip musicale "This Is Is The Darkness I’m Used To Tape" di Alexandre Manuel, polistrumentista francese con base a Jesi dal 1998

Un frame del videoclip "This Is Is The Darkness I’m Used To Tape" di And The Bear, regia di Bruno Carletti

JESI – Sta spopolando tra festival e competizioni internazionali il videoclip musicale “This Is Is The Darkness I’m Used To Tape” di And The Bear, alias Alexandre Manuel, polistrumentista francese con base a Jesi dal 1998. And the Bear è il progetto solista del musicista, compositore e attore che negli anni ha preso parte a varie formazioni musicali della regione come Hourplug, Am I Right e The Quite, tutti di matrice art rock, shoegaz, indietronica, con cui ha inciso 4 EP e partecipato a diversi festival in tutto il Paese. Nel 2020 con il suo progetto solista And the Bear ha vinto la XIV edizione  dell’Homeless Fest. Il suo disco d’esordio è appunto “This Is the Darkness I Used To Tape”, uscito il 12 Marzo 2021 in versione digitale e su CD per le etichette VALVOLARE Records e Maui Garage Studio. Otto le tracce musicali del disco, due delle quali accompagnate da videoclip di grande impatto visivo, con un terzo in via di realizzazione.

Dopo il successo del videoclip Are You In Time Out There? con la regia di Federica Biondi e l’intervento della danzatrice coreografa Helen Cerina, è stato girato il videoclip del brano che dà il titolo all’album, “This Is Is The Darkness I’m Used To Tape“. Il videoclip è stato girato nei mesi scorsi a Jesi, in un capannone abbandonato, dal regista jesino Bruno Carletti, con le musiche di And The Bear registrate e mixate da Maurizio Sellani del Maui Garage Studio, e la produzione di Valvolare records. Un video, si potrebbe dire, prodotto sotto il segno del Km 0 e con un cast di “congiunti”: oltre ad Alexandre Manuel, nel cast sono la compagna e danzatrice Elisa Carletti con la sorella Ilaria, una bimba di 9 anni che si chiama Mia Manuel, la figlia del musicista, ed inoltre Tommaso e Giulia Gabrielloni. Nonostante sia stato girato con pochi mezzi, il videoclip sta ottenendo una valanga di premi.

L’ultimo premio, in ordine di tempo, è quello di Best European Music Video assegnato dal Continental Film Awards 2021, un festival online, con base a Toronto in Canada, che ogni anno apre le porte a filmakers di tutto il mondo e che poi seleziona, continente per continente, i migliori cortometraggi e lungometraggi. Ci sono poi il premio “Best Music Video” assegnato in aprile dall’Accord Cine Fest (India), il “Best Music Video” al Cooper Awards 2021 (USA), la Menzione d’onore all’Onyko Awards Films 2021 (Estonia), il “Best Director Music Video” al Kosice International Film Festival 2021 (Slovacchia), e le affermazioni come finalista al V.i.Z. film Fest 2021 (Russia), al Prague international Monthly Film Festival 2021 (Repubblica Ceca), nella Selezione Ufficiale dell’High tatras Film & Video Festival 2021 (Slovacchia). Il video ha ottenuto anche la Nomina per il Munich Music Video AWARDs 2021 (Germania), tra le competizioni internazionali più importanti del settore.

Nel videoclip, And The Bear veste i panni di un astronauta perso in un piccolo universo distopico popolato di strane creature, tra sogno ed incubo, talvolta ripreso dall’alto grazie ad un drone. Tutti in nero gli altri personaggi: una danzatrice, una bambina, una ragazza, un uomo, una donna, presenze oscure che si muovono in uno spazio bianco asettico, tra voci infantili di bambini in lontananza, la strumentale electro wave e una coreografia inquietante.

«Il successo di questo video, fatto in famiglia e con un budget ridotto, è stato per me, e per tutti noi, una grandissima e bella sorpresa, perché si è fatto strada tra competitori di alto livello, in festival dedicati non solo a videoclip musicali ma anche di video, corti e lungometraggi – spiega Alexandre Manuel -. Il video non è stato il nostro primo lavoro comune, ma ci eravamo già cimentati in questa tipologia di video danza, cortometraggi di danza. In maniera del tutto umile l’ho iscritto a una serie di concorsi su piattaforme che danno accesso a festival in tutto il mondo, e questo ci ha dato grande visibilità».

«L’album – continua And The Bear – nasce con la voglia di sperimentare liberamente tutta la strumentazione che avevo accumulato: synth, sequencer, filtri e distorsori per chitarra e voce, ma anche ukulele e strumenti a percussione di vario tipo. La chiave di volta del progetto è la volontà di non usare il computer o tracce in playback. Le canzoni del disco sono registrate così come sono suonate dal vivo e mi sono divertito ad aggiungere ambientazioni, colori, rumori che mi vengono in mente o che visualizzo mentre suono i pezzi! Nei testi affronto la tematica della paura nel senso più ampio del termine. Le canzoni sono nate molto prima della pandemia e ho temuto che il senso del disco potesse essere completamente travisato dal clima che stiamo vivendo da troppo tempo. Fortunatamente, nel voler sfiorare la questione sotto mille punti di vista, in modo a volte intimo ma credo anche universale, il messaggio non ha subito alcuna “flessione”. Il buio che si sceglie di non guardare, l’incapacità di appropriarsi del proprio respiro, la scelta della violenza e della prepotenza sono tutti demoni che cerco di svelare con le mie parole».

Dopo questo lavoro, And The Bear è già al lavoro con un nuovo progetto, il suo prossimo videoclip dal titolo “Credenti persi”, per cui ha lanciato una call aperta a partecipanti di tutto il mondo. «La richiesta – spiega l’artista – è inviare 3 video di 5 secondi: 5 secondi senza espressione, 5 secondi che ridono, urlano di gioia o tristezza, tutto quello che vuoi fare, e 5 secondi abbracciando una persona a te cara. Sentiti libero di reagire come ritieni opportuno, senza pensare troppo a quello che sta succedendo. Il risultato deve essere il più possibile autentico e spontaneo».

la call di And The Bear