Capossela strega le Muse: «Popolo alle pendici del Conero, la cultura ci salverà»

Il cantautore cresciuto a Reggio Emilia ma nativo di Hannover ieri sera si è esibito al teatro di Ancona dove il pubblico ha lasciato i seggiolini per saltare e ballare con lui. Standing ovation continue in platea. Rammarico per i silos del porto: «Mi manca non vederli più»

Il concerto di Vinicio Capossela

ANCONA – Impossibile trattenersi seduti anche se la location era un teatro. Pubblico in piedi ieri sera alle Muse per il concerto di Vinicio Capossela che ha ‘rapito’ i fan per quasi tre ore di musica e spettacolo alzando il sipario sul suo ultimo lavoro discografico “Ballate per uomini e bestie”. I presenti si sono scatenati a ballare.  Standing ovation continue al Massimo dorico. Indossando cappelli raffiguranti la testa di animali, un porco, un pinguino e anche una lumaca, Capossela ha parlato di corruzione e pestilenze che ancora oggi minano la società. E non sono mancati i fuori programma raccontando, sempre a ritmo di musica, la passeggiata che aveva fatto la sera prima in città.

«Ancona ha qualcosa che gli altri non hanno – ha detto Capossela – ieri sera (giovedì, ndr) mi sono incamminato agli Archi, sono passato davanti al Four roses, sono andato oltre, arrivato ai pescherecci, visto lo zoo degli street writers e mi sono mancati i due silos di Ericailcane».

 

Poi il tema della morte che «bisogna anche irriderla – ha detto Capossela – perché la vita è un passaggio». Il cantautore ha ringraziato il pubblico in un teatro pieno «perché non era detto che venivate». Capossela ha sottolineato come bisogna prendere atto che ogni attimo non è eterno e «la morte è utile per prendere la consapevolezza della vita». Una canzone dove tocca il tema social e la frenesia dei video e dei like ha voluto ricordare Tiziana Cantone, la donna che si suicidò dopo la diffusione di suoi filmini hard fatti nell’intimità. Capossela ha fatto anche il nome della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’olocausto è presa di mira nei giorni scorsi. E ancora ha parlato del Mediterraneo come stia diventando ormai un cimitero e dove si sono traviate le coscienze. «Popolo delle Marche fatemi sentire un urlo primitivo – esordito Capossela – grazie di aver superato la pioggia in questa notte alle pendici dell’antico monte Conero». Poi ha sottolineato l’importanza della cultura «che andrà sempre contro l’industria della paura».