Al Festival Pergolesi Spontini è di scena il Barocco “elettronico” di Matthieu Mantanus

"Baroque reloaded. Cantate de l'Espace-Temps": sul palcoscenico del teatro Pergolesi di Jesi le musiche di Vivaldi e Pergolesi con Rossella Policardo, Giulio Padoin, Giulia Bolcato. E poi i "racconti visivi" della visual art designer Sara Caliumi

Sara Caliumi e Matthieu Mantanus illustrano lo spettacolo "Baroque reloaded. Cantate de l'Espace-Temps"

JESI – Metti sul palco un clavicembalo, un pianoforte, un violoncello e dei sintetizzatori. E poi tre musicisti, Matthieu Mantanus, Rossella Policardo, Giulio Padoin. Con loro la voce del soprano, Giulia Bolcato, e i quadri di luce della visual art designer Sara Caliumi. Tutto questo è “Baroque reloaded. Cantate de l’Espace-Temps” in programma mercoledì 4 settembre (ore 21) al teatro Pergolesi, all’interno del Festival Pergolesi Spontini, in questi giorni in pieno svolgimento in città.

«Abbiamo pensato di portare il “Barocco” nel nostro mondo e non viceversa. Viviamo in tempi incentrati sull’immagine, sul vedere. E così lavorando in squadra è nato questo spettacolo che porta la musica e lo spettatore in un mondo visivo», spiega Mantanus, quarantenne compositore, pianista, divulgatore svizzero belga.

Sì, perchè le musiche di Vivaldi e Pergolesi e Scarlatti diventano per il pubblico anche quadri visivi che raccontano emozioni grazie al lavoro di Sara Caliumi, artista specializzata in eventi multimediali e che lavora a livello nazionale e internazionale nei settori dell’arte tra proiezioni mapping architetturali e realtà virtuale di spazi 3D.

Sara Caliumi al lavoro

«Abbiamo messo insieme l’ascolto, l’aspetto visivo, la percezione e le emozioni per creare dei “quadri visivi” in grado di raccontare la musica e non solo», dice Caliumi nel corso delle prove allestite all’interno del teatro Moriconi. Strumenti, persone e tanta tecnologia per dare vita ad uno spettacolo di settanta minuti che unisce musica barocca, musica elettronica e video.

Da sinistra, Cristian Carrara, Matthieu Mantanus, Giulio Padoin, Rossella Policardo e Sara Caliumi

“Baroque reloaded. Cantate de l’Espace-Temps, che fa parte del cartellone del 19esimo Festival Pergolesi Spontini, dal titolo “Futuro.Infinito”, è una nuova commissione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con JeansMusic lab e Fondazione Pietà de’ Turchini di Napoli. Ad illustrare l’opera, realizzata anche con il contributo della Fondazione Cariverona Bando “Cultura 2019”, questa mattina, lunedì 2 settembre, oltre agli artisti anche Lucia Chiatti, amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini, e Cristian Carrara direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini.

«Costruiamo progetti, ospitiamo artisti. Questo Festival è un cantiere aperto e questo progetto di Matthieu Mantanus, unico, innovativo, è destinato sicuramente a girare. Il Barocco era un periodo in cui si pensava al futuro. Noi con “Futuro. Infinito” facciamo proprio questo, pensiamo al domani», dice Carrara.

Cristian Carrara direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini

«Con questo lavoro Pergolesi, la sua musica, le sue idee, entrano nel nostro mondo. Il passato va inglobato: questo spettacolo tiene conto del passato; spetta poi al musicista mettersi in gioco e provare, scoprire nuovi mondi», racconta Mantanus.

Il compositore Matthieu Mantanus

LO SPETTACOLO – “Baroque Reloaded” è un vasto affresco musicale e visivo in cui Vivaldi, Pergolesi e Alessandro Scarlatti si alternano senza soluzione di continuità con la Cantate de l’Espace-Temps, sei movimenti prevalentemente elettronici composti da Matthieu Mantanus per fungere da cornice musicale contemporanea ai brani barocchi; il tutto immerso – grazie alle tecniche di videomapping – in una scena video in continua evoluzione, che accompagna lo spettatore attraverso “un buco spaziotemporale musicale” innovativo ed emozionante.

Trecento anni separano i due mondi musicali, e il loro accostamento evidenzia da una parte le loro chiare differenze – forse ulteriormente marcate dall’impatto dell’elettronica -, ma dall’altra il loro indistruttibile legame: sono entrambi specchio dell’Umanità, delle sue emozioni più profonde, e l’evoluzione dei mezzi di espressione ha cambiato solamente il punto di vista, non il soggetto.