Macerata, il “Premio Maria Grazia Capulli” a Silvia Serafini

L'Università di Macerata e la famiglia della professionista, scomparsa nel 2015, hanno voluto creare questa borsa di studio per valorizzare quel “giornalismo costruttivo” portato sul piccolo schermo dal programma Rai 2 "Tutto il bello che c'è"

Il momento della premiazione a Silvia Serafini. Da sinistra, il rettore Francesco Adornato, Angelo Capulli, la studentessa premiata e la relatrice Lucia D'Ambrosi

MACERATA – «Maria Grazia rimane per tanti di noi, giornalisti e non, un punto di riferimento per i suoi valori umani. Siamo qui per dare un messaggio corale e condiviso». Così la giornalista Francesca Cipolloni che ha moderato l’incontro di ieri 2 aprile al Polo Pantaleoni dell’Università di Macerata. Al centro dell’iniziativa, nata per ricordare la professionista scomparsa nel 2015, la consegna del premio “Maria Grazia Capulli” da parte dell’Università di Macerata. Come lo ha definito il rettore Francesco Adornato «un premio per non disperdere la testimonianza etica lasciata da Maria Grazia».

Capulli era particolarmente legata alla città di Macerata, sua città natale e luogo d’elezione per gli studi universitari in “Lettere Classiche”. UniMc ha voluto ricordare il suo “giornalismo costruttivo”. Un approccio al racconto che, come ha sostenuto il fratello Angelo Capulli, «non vuole arrivare alla pancia, ma al cuore. Per lasciare un segnale di crescita culturale e migliorare la società».

«C’è una parte d’Italia perbene e io voglio farla vedere». In questa frase di Maria Grazia Capulli è racchiuso il senso del suo raccontare notizie positive, ma non frivole. Silvia Vaccarezza, giornalista del Tg2 e partner in Rai di Maria Grazia, ha ricordato l’ostinazione della collega, ma anche la sua precisa idea di fare informazione: «Abbiamo impiegato ben 8 anni per realizzare il nostro progetto, ma non ci siamo mai scoraggiate. Nemmeno se ci consideravano folli perché raccontavamo la parte positiva del paese. I nostri eroi erano quelle persone che vanno al lavoro col sorriso. Che, nella loro ordinarietà, hanno fatto cose straordinarie».

Un momento del Premio Maria Grazia Capulli

Anche in un fatto tragico come il recente schianto del Boeing 737 ( il volo 302 della Ethiopian Airlines che si è schiantato uccidendo 157 persone) Vaccaro trova un risvolto positivo: «Tutti hanno capito che nel mondo ci sono tantissimi volontari. Il giornalismo costruttivo funziona se è una chiave di lettura diversa di un fatto. Anche in una tragedia dobbiamo capire cosa ci insegna, quale aspetto può aiutare a uscirne».

Ed è proprio da una catastrofe naturale, il terremoto del Centro Italia, che è nata l’ispirazione per la tesi di laurea premiata. Il suo titolo è “Giornalismo d’emergenza e in emergenza”, e affronta il tema dell’importanza di una buona informazione a seguito degli eventi sismici. A realizzarla Silvia Serafini.

Natascia Mattucci, docente del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione di Macerata, ha sottolineato la capacità della vincitrice di raccontare l’attuale trasformazione del giornalismo: «È importante usare un linguaggio semplice, ma non semplificato. Empatico, ma che non banalizzi né imbarbarisca la lingua. Con un occhio attento ai nuovi mezzi e al rapporto tra comunicazione ed emozione».
Grazie al premio vinto la studentessa avrà l’opportunità di fare un tirocinio di tre mesi in Rai, a partire dal prossimo settembre.

Tra i temi su cui s’è dibattuto anche le nuove sfide create dal web. Una risposta anticonformista viene da «Il Paese Sera», fondato da Luca Mattiucci e presentato ieri nella sua veste innovativa: «Il nuovo quotidiano uscirà il prossimo 25 aprile al costo simbolico di 50 centesimi. Per riavvicinare le persone ai giornali e alla cultura. Le chiavi del nostro racconto sono giustizia sociale e diritto al lavoro, non a caso con una redazione di giovanissimi e, per un buon 80%, di donne. Tra i collaboratori ci sono persone che appartengono alle categorie invisibilizzate, come disabili e rifugiati politici. Avremo anche una versione online, per rendere le piattaforme social delle alleate».
Come li ha infatti definiti Silvia Vaccarezza, «i social sono la scommessa del nostro secolo. Dobbiamo scegliere tra l’imparare a usarli o il farci usare».